ZAFFIRO, il richiamo dei Ventusmarin (Alexandra Romano) – 3° estratto

Anche dietro a un’apparente e semplice routine può celarsi il più profondo dei misteri. Talvolta, gli stereotipi sono dei veli che sanno camuffarci a perfezione per stare al mondo, ma non bisogna tralasciare neanche il più minuscolo dei dettagli. Uno sguardo, una mera sensazione, e tutto può cambiare, perché la persona più limpida, in realtà, può essere la più ambigua. È un po’ quello che succede a Ginevra che, sin da bambina, si pone sempre le stesse domande, senza riuscire a rispondersi, ogni volta che trasmigra verso un luogo atipico. Un continente dove è forte l’eco di voci provenienti dal mare, dove la spiaggia è ricoperta di cristalli di ghiaccio ed è assente ogni traccia della specie umana. Forse ciò che vede non è un caso? Forse qualcuno sta cercando di comunicarle qualcosa? Una spiacevole sorpresa ne sarà la conferma e il primo passo che le consentirà di fare luce sul suo mistero, ma forse… era meglio non sapere.

Zaffiro, il richiamo dei Ventusmarin – Capitolo 19

Un dirupo. È esattamente come un dirupo che sta per sfaldarsi che mi sento. Se anche questa volta accadrà, mi ricomporrò di tanti frammenti irregolari, sempre più fragili, pregando che non arrivi mai il giorno in cui mi romperò di nuovo e non riuscirò più a reinventarmi. Provo a guardare la realtà con gli occhi di chi non ha alcun timore, pensando che è tutto al suo posto e che niente è irrecuperabile, ma la verità è che tutto questo non mi appartiene. Non mi è mai appartenuto. Lancio il piumone con l’idea di prendermela con il mondo intero. Dalla schiena cadono rivoli di sudore, emblema di uno stato fisico dormiente per nulla sereno. Come posso esserlo? Come posso recuperare una condizione in cui non sono mai stata? Ho sempre vissuto con l’ansia che prima o poi arrivasse. Una semplice visione oppure un vero e proprio spostamento. Ho imparato a riconoscere i sintomi di quando stesse per accadere, acquisendo dimestichezza con nausea, vertigini,
tachicardia e qualche volta anche gravi contorsioni di stomaco. La prima notte che mi sono ritrovata fuori casa dopo una visione, è stata in spiaggia, avevo sei anni. Il fluire dell’acqua sulla schiena mi dà modo di riflettere ancora, e ancora. Riflettere anni e anni senza trovare una risposta. Strofino il sapone contro la pelle intorpidita dal freddo. Quando temevano che fossi affogata dovevo avere otto anni al massimo. Ero sott’acqua da almeno cinque minuti, un’onda più forte e mi ritrovai a galla, non riuscendo a raggiungere di nuovo il fondale. Qualcuno pensò che, come tutti i bambini, mi vergognassi a parlare o che temessi di farlo, perché sul mio volto non c’era traccia di paura, ma la realtà è che avrei potuto trascorrere altri cinque minuti senza ossigeno. Oggi, a mente fresca, tutto mi è più chiaro. Tampono il viso con l’asciugamano e spalanco gli occhi. Mi siedo a bordo vasca, a bocca aperta, adesso mi torna ogni cosa! Non è la prima volta che vedo quell’uomo. È comparso in molte delle visioni che Dio solo sa quanto mi danno per aver definito incubi, e mi ha sempre spaventata. O mi minacciava di farmi torture varie, o mi toccava con l’ortica e poi mi
comparivano delle bolle rosse enormi, e anche lì non l’ho mai visto in faccia. Ha sempre vissuto nella penombra della mia vita, in attesa del momento giusto per chiedere ciò che voleva. Me. So che è lui perché ha la stessa voce rauca e priva di suono, la stessa cattiveria… Grazie a quel figlio di Satana, le mie visioni sono state il trampolino di lancio verso psichiatri e neurologi di alto livello.

Sin dal primo momento il mio pediatra si è tirato fuori, definendo il caso complesso, difficile da valutare con i soli strumenti della Pediatria. L’ho odiato esattamente come l’ortica, insieme all’uomo delle visioni, che gli psicologi avevano definito riflesso distorto di natura inconscia della figura paterna, generato dall’assenza della stessa. Infilo un maglioncino bordeaux e dei pantaloni marroni, che rispecchiano appieno il mio umore: una merda. Sorvolo di nuovo la colazione e mi avvio verso la stazione, affollata di ricordi dolorosi, preoccupazioni che ancora oggi mi affliggono. Penso ancora alle prime visite mediche, a mia madre che mi tratta come una disagiata, senza concedermi un attimo di intimità. Mi ha perfino messo il sostegno a scuola, e tutti hanno sempre riso sotto al naso
quando passavo tra i banchi con lo sguardo desolato e gli occhi bassi, pensando che avessi qualche forma di autismo. Le visioni che di tanto in tanto mi capitava di avere a lezione, considerati i loro sintomi, aggravarono le cose. Gli psichiatri li definirono movimenti nervosi involontari, ai quali vennero accompagnati i rispettivi ansiolitici. Non potevo nascondere il mio stato fisico a nessuno, né riuscivo ad apprezzare gli innumerevoli sforzi economici di mia madre che mi sono costati la vita sociale, i brividi di quell’adolescenza che chiunque merita di sperimentare. Cerco un fazzoletto nella borsa per asciugare le lacrime, ma il dolore di quei momenti non lo cancellerà mai nessuno.

Alexandra Romano


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E se avessi fatto quel sogno non a caso? Se qualcuno stesse cercando di comunicarmi qualcosa? Forse ciò che vedo a un riscontro reale?
Queste sono le domande che Ginevra si pone, sin da bambina, senza riuscirsi a dare una risposta, ogni volta che trasmigra verso un luogo atipico. Un continente dove è forte l’eco di voci provenienti dal mare, dove la spiaggia è ricoperta di cristalli di ghiaccio ed è assente ogni traccia della specie umana. Forse ciò che vede non è un caso? Forse qualcuno sta cercando di comunicarle qualcosa? Una spiacevole sorpresa ne sarà la conferma e il primo passo che le consentirà di fare luce sul suo mistero, ma forse… era meglio non sapere.

ZAFFIRO, il richiamo dei Ventusmarin (Alexandra Romano) – 2° estratto

Anche dietro a un’apparente e semplice routine può celarsi il più profondo dei misteri. Talvolta, gli stereotipi sono dei veli che sanno camuffarci a perfezione per stare al mondo, ma non bisogna tralasciare neanche il più minuscolo dei dettagli. Uno sguardo, una mera sensazione, e tutto può cambiare, perché la persona più limpida, in realtà, può essere la più ambigua. È un po’ quello che succede a Ginevra che, sin da bambina, si pone sempre le stesse domande, senza riuscire a rispondersi, ogni volta che trasmigra verso un luogo atipico. Un continente dove è forte l’eco di voci provenienti dal mare, dove la spiaggia è ricoperta di cristalli di ghiaccio ed è assente ogni traccia della specie umana. Forse ciò che vede non è un caso? Forse qualcuno sta cercando di comunicarle qualcosa? Una spiacevole sorpresa ne sarà la conferma e il primo passo che le consentirà di fare luce sul suo mistero, ma forse… era meglio non sapere.

Zaffiro, il richiamo dei Ventusmarin – Prologo

Nathan e Lilian sorridono commossi e percorrono i primi gradini di ghiaccio. La Torre reale, da sempre utilizzata solo per le incoronazioni, vanta di tre Troni diversi. Avvenuta l’incoronazione, in alto siede il nuovo Diamante, più in basso, al secondo, siede quello precedente. Al terzo Trono ci sono invece gli adepti di primo grado, la cui carica dura fino a quando i regnanti non decidono di rinnovarli.
«A breve venti compatrioti si imbarcheranno in un viaggio di sola andata. Non è un compito facile, anzi, non lo è per niente» un silenzio colmo di serietà e apprensione si fa spazio sulla scena. «Non posso escludere qualunque genere di ipotesi, quindi a tutte le vostre supposizioni la risposta è sì, tuttavia, riuscire in questa missione significherebbe raggiungere un grande traguardo. Nessuno ha ancora varcato il confine, ci aspetta di tutto lì fuori, ma se è vero che siamo nati per combattere, se è questa l’essenza della nostra vita, dobbiamo andare! Chi si sente pronto deve fare il grande salto, è ora il momento! La dea Iside ha appena ricevuto il nostro futuro re…»
«Sia lodata Iside! Lunga vita all’anima di Iside!»
«…il Pianeta è in pericolo e il principale responsabile è l’uomo, o meglio, lo diventerà. Grazie alla nostra suprema Madre, che ancora una volta ha voluto donarci la sua Sapienza, possiamo intervenire per cambiare le cose e, a questo punto, credo che la parola tocchi ai protagonisti.»
Nathan e Lilian salgono gli ultimi due gradini e raggiungono l’apice della Torre.
«Buongiorno a tutti» un inchino accompagna il discorso. «Ringraziamo le divinità per averci onorato di questa posizione, ne siamo immensamente grati, e per dimostrarlo manterremo sempre fede ai nostri doveri. Ringraziamo anche i sovrani per la fiducia nel cederci il loro posto, e a voi.»
«Non dovete ringraziare me ed Evaline, è la volontà divina che vi ha scelto. Il nostro compito è terminato, e da adesso saremo noi ad elogiarvi per la vostra protezione» Elvin si flette verso lo spazio tra lui ed Evaline e afferra lo scrigno contenente i due diamanti. Con un movimento noto ai soli sovrani, lo apre e sfiora i diamanti, il giusto per poterli porre sul capo dei futuri governanti. Nel mentre il popolo abbassa il capo.
«A nome di Iside, di Ermes, di me ed Evaline e di tutte le altre divinità, io vi dichiaro futuri sovrani del popolo dei Ventusmarin, e procreatori del Secondo Diamante del Mare. Da ora in poi, fino alla fine della vostra missione, avrete le redini di tutto lo Zaffiro.»
Nel cielo l’unione tra i due diamanti dà origine ad un’unica onda, che al ventesimo secondo sparisce tra le nuvole. Dopo la riverenza dei sovrani alla volontà degli dèi, la lode popolare accoglie il nuovo ordine.
«Dunque, è giunto il momento di annunciarvi la nostra consulta» esordisce Lilian. «Tra qualche secolo avverrà una grande rivoluzione. La chiameranno rivoluzione industriale, e sarà l’inizio che condurrà all’uso del petrolio, dell’acciaio, della plastica e di altri materiali artificiali che non conosciamo. Le risorse naturali verranno sfruttate fino a collassare, e… i rifiuti dell’uomo si riverseranno nella natura.»
«Quindi anche gli oceani saranno coinvolti?»
«Certo che lo saranno, gli oceani sono il cuore del pianeta, e purtroppo anche i ghiacciai.»
La parola sgomento è riduttiva per descrivere il misto di espressioni.
«I ghiacciai?»
Lilian emette un sospiro. «Non si tratta di cose smaltibili, quindi anche il solo inquinamento di un’area precisa si riverbera sull’intero ecosistema. Le sostanze rilasciate dal traffico dei trasporti via acqua aumenteranno, e dire che non intaccherà flora e fauna marine, significherebbe negare l’evidenza. L’uomo colonizzerà quasi tutto il Pianeta, e… e no… noi potremmo far parte delle sue prede, così come molte specie animali, che rischiano di essere catturate ed esibite per saziare alcune forme irrazionali di svago. Dobbiamo fermarlo con tutte le forze che abbiamo. Il Power Glice e l’Intuito sono la nostra arma più potente.»


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E se avessi fatto quel sogno non a caso? Se qualcuno stesse cercando di comunicarmi qualcosa? Forse ciò che vedo a un riscontro reale?
Queste sono le domande che Ginevra si pone, sin da bambina, senza riuscirsi a dare una risposta, ogni volta che trasmigra verso un luogo atipico. Un continente dove è forte l’eco di voci provenienti dal mare, dove la spiaggia è ricoperta di cristalli di ghiaccio ed è assente ogni traccia della specie umana. Forse ciò che vede non è un caso? Forse qualcuno sta cercando di comunicarle qualcosa? Una spiacevole sorpresa ne sarà la conferma e il primo passo che le consentirà di fare luce sul suo mistero, ma forse… era meglio non sapere.

ZAFFIRO, il richiamo dei Ventusmarin (Alexandra Romano) – 1° estratto

Anche dietro a un’apparente e semplice routine può celarsi il più profondo dei misteri. Talvolta, gli stereotipi sono dei veli che sanno camuffarci a perfezione per stare al mondo, ma non bisogna tralasciare neanche il più minuscolo dei dettagli. Uno sguardo, una mera sensazione, e tutto può cambiare, perché la persona più limpida, in realtà, può essere la più ambigua. È un po’ quello che succede a Ginevra che, sin da bambina, si pone sempre le stesse domande, senza riuscire a rispondersi, ogni volta che trasmigra verso un luogo atipico. Un continente dove è forte l’eco di voci provenienti dal mare, dove la spiaggia è ricoperta di cristalli di ghiaccio ed è assente ogni traccia della specie umana. Forse ciò che vede non è un caso? Forse qualcuno sta cercando di comunicarle qualcosa? Una spiacevole sorpresa ne sarà la conferma e il primo passo che le consentirà di fare luce sul suo mistero, ma forse… era meglio non sapere.

Zaffiro, il richiamo dei Ventusmarin – Capitolo 21

La guardia stacca un terzo di biglietto e finalmente entro in pieno clima concertistico. Il merchandising di questo cantante è molto psichedelico. A quanto pare ama le fiamme, cosparge ogni cosa di blu e gli piace il rock, visto il richiamo allo stile di alcune band nuvoloso illuminato da scie di un color blu elettrico. Per un attimo le vedo muoversi. Strofino gli occhi e torno a guardarle. Si muovono ancora! Ti prego, fa che non sia il preavviso di una visione. Per favore. Occupo ogni minimo centimetro di spazio tra le persone. Devo raggiungere il bagno il prima degli anni ottanta. Il suo nuovo album si chiama Luci nel buio, la copertina dipinge la scena di un cielo possibile. Mi scuso con qualcuno per aver ascoltato uno stralcio di conversazione, e prego di non ricevere qualche ceffone. Mi ricompare l’episodio delle scie che ho visto a Marechiaro, con Riccardo, seguito da un viaggio sull’acqua scura della notte. Non riesco a capire cos’è che mi trasporta con tanta velocità. Eppure, sento di muovermi allo stesso ritmo del vento, che soffia sulle onde. Il mare si agita al passaggio di una stella cadente, arricciando la sua superficie, che crea una schiuma bianco latte. L’unico bagliore di luce. Di colpo rivedo la fila del bagno, e la prima porta aperta. Mi ci infilo senza pensarci, lasciandomi alle spalle le ramanzine di una donna sui cinquanta. Sono stata scorretta, lo so, ma se mi sono fregata la tavolozza è per un buon motivo. Ne beneficeremo tutti. Inserisco il chiavistello nel gancio e mi siedo sul water, con i piedi tesi contro la porta, che termina qualche metro più su delle caviglie. Accidenti, sarà diff… oddio, eccola che arriva, la seconda visione. Inspiro a fondo e mi asciugo la fronte con la carta igienica. Non doveva succedere. Non stasera. L’emicrania sta già imprecando nella testa. Un conato di vomito mi piega in due. Mi alzo e sollevo subito la tavoletta. Non posso più vivere così. Il brusio di voci inizia a scemare, diventando sempre più debole, e l’improvvisa comparsa di una torre di ghiaccio cancella ogni sintomo. Sono su una specie di lago gelido, anche se oserei definirlo più una piazza, visto il contorno di varie costruzioni vetrate. Accanto a me c’è una fontana, con l’acqua ferma al suo flusso quando le temperature erano alte.
Dove sono?
La torre è composta da tre piani, ognuno decorato ai bordi con della polvere argentata. La roccia di cui è fatta ha un colore atipico, tendente al blu, così come il ghiaccio che pende dai piani. Muovo altri passi avanti e mi si annebbia la vista. Prima vedo tutto offuscato, poi nero, insieme al suono crescente del trambusto del bagno. In un baleno mi ritrovo a terra accanto al water.
Cinque colpi furiosi alla porta bastano a issarmi. Tolgo il chiavistello e la spalanco, senza neanche comprendere cosa sia appena successo.

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E se avessi fatto quel sogno non a caso? Se qualcuno stesse cercando di comunicarmi qualcosa? Forse ciò che vedo a un riscontro reale?
Queste sono le domande che Ginevra si pone, sin da bambina, senza riuscirsi a dare una risposta, ogni volta che trasmigra verso un luogo atipico. Un continente dove è forte l’eco di voci provenienti dal mare, dove la spiaggia è ricoperta di cristalli di ghiaccio ed è assente ogni traccia della specie umana. Forse ciò che vede non è un caso? Forse qualcuno sta cercando di comunicarle qualcosa? Una spiacevole sorpresa ne sarà la conferma e il primo passo che le consentirà di fare luce sul suo mistero, ma forse… era meglio non sapere.