I pregiudizi, uno dei nostri filtri, talvolta illusorio, per guadare la realtà

I pregiudizi. Sono i pregiudizi che uccidono i rapporti e precludono le occasioni. Oggi soprattutto è così frequente avere un’idea preconcetta di un qualcosa, sia esso un lavoro o una persona, tanto da stabilire se ciò sia buono o meno. Ma perché non impariamo ad astrarci, qualche volta ad ascoltare senza partire da conclusioni premature? È mai possibile che appena vediamo qualcuno nell’immediato gli piazziamo una didascalia accanto? È mai possibile farsi l’idea di come sia fatta una persona senza neanche parlarle o guardarla in faccia?

Forse, dovremmo imparare più a fare esperienza che non a parlare. Imparare a vivere e non a giudicare.

I pregiudizi fanno sì che la nostra vita sia già preconfezionata, senza alcuna possibilità di sperimentazione o tuttalpiù minima. Ma la vita non è questo perché ci offre sempre l’occasione di conoscerla, di capire che è una delle cose più imprevedibili e sorprendenti… possiamo prevedere, ma non dare per certo quello che accadrà nel giro di un’ora o un anno. Possiamo prevedere il tempo atmosferico, ipotizzare che domani un acquazzone porterà con sé anche raffiche di vento mai viste, e possiamo anche dire che tra qualche secolo la nostra specie si estinguerà, ma appartiene tutto al campo delle incertezze. E così siamo anche noi, le persone lo sono: cambiamo in continuazione, per vivere al meglio, per divertirci…

I pregiudizi inibiscono tutto questo. Sono come un freno che rallenta la nostra evoluzione, impedendoci di modificarci per meglio adattarci alle situazioni. Ma soprattutto vanno a danneggiare alcune delle cose più importanti nella nostra vita: le relazioni. Un’idea preconcetta impedisce ad una persona di presentarsi ai nostri occhi in quanto tale, se non per come vogliamo vederlo noi.

I pregiudizi sono un po’ come una maschera, una patina che pian piano inizia ad offuscare la nostra vita.

Alexandra Romano

Tu non sei la gente: dai a te stessa sempre una seconda chance

Tu non sei la gente: datti sempre una seconda chance, una via d’uscita. Non meriti privazioni, non meriti il limite ad ogni cosa: vivi e non pensare ad altro.

Non dare mai a nessuno più importanza di quanta ne merita, non mettere mai te stessa al secondo posto: perché mettere se stessi prima di ogni altra cosa non è solo sano egoismo, ma realismo. Come possiamo affermare che una persona sia più importante della nostra stessa vita, quando, senza di essa noi non esisteremmo più? Con questo non voglio sminuire i “valori”, ciò a cui diamo importanza, ma dire che la nostra vita viene sempre prima di tutto. Non possiamo essere così poco rispettosi nei nostri confronti: se non siamo capaci di valorizzarci, rispettarci, come possiamo pensare di farlo con qualcuno?

La gente non merita un posto superiore a quello della nostra felicità, che è una delle nostre priorità per vivere bene con noi stessi e con gli altri. La gente non è superiore a ciò che ci rende pieni di vita: le nostre aspirazioni. Non lasciare mai influire qualcuno su i tuoi sogni, non subordinare mai i tuoi desideri a qualcuno e non riporre aspettative che superino la norma in qualcuno. Non è cattiveria, è solo stare con i piedi per terra con la consapevolezza che tutto può cambiare e bisogna dare il giusto peso a cose e persone.

Non fare sì che la gente ti spenga, sgretoli poco a poco la tua personalità in cenere per poi rimodellarla e trasformarla a suo modo: tu sei fatta così, e sei Tu per questo motivo.

Se qualcuno ti ama, ti rispetta. Rispetta i tuoi spazi e le tue esigenze. Serve a poco acconsentire, a parole, a quanto gli/le descrivi. Una persona che ti ama lo fa nella pratica, giorno dopo giorno, con la più sentita delle convinzioni.

Amati, non solo perché nessuno sarà mai disposto a subordinare i suoi più preziosi interessi a te, ma perché non meriti tutto questo. Meriti una persona che ti ami e stia con te, sempre… e chi può esserlo, più di te stessa?

Sorridi e lasciati traforare dalla luce della gioia. Apri le finestre e lascia entrare la più pura serenità: allontanati da tutto ciò che ti oscura e non ti fa sentire così viva.

Dai a te stessa sempre una seconda chance. La meriti, la desideri, puoi averla perché a tutti è concesso sbagliare nella vita. E la vita, ha sempre una seconda opportunità.

Tu non sei la gente, tu sei “Te stessa”!

Alexandra Romano

La vita ci mette alla prova e ci insegna, sempre

La vita ci mette alla prova

Molte volte si sente parlare di sconfitte, cose andate storte, eppure c’è un perché. Sì, perché forse tutto sta nel guardare dalla giusta prospettiva. Non possiamo dire che la vita non ci mette alla prova, anzi, lo fa eccome. Ma quando ciò accade non abbiamo alcun preavviso o la minima possibilità di prevedere il seguito: succede e basta. Senza logiche, senza spiegazioni… quando meno te lo aspetti, quando sei la persona più fragile di questo mondo. E perché proprio quando avremmo bisogno di più conforto? O meglio, perché quando ci mette alla prova, oltre a coglierci il flagranza, ci lascia “abbandonati a noi stessi”?

La vita stessa è la nostra più grande insegnante

Mi è capitato diverse volte di dire e sentir dire “ho tanto bisogno di qualcuno vicino in questo momento ma non c’è nessuno”, “che vita difficile”… insomma, vedere i propri giorni come un turbine di nuvole grigie senza arcobaleno, senza una striscia di cielo azzurro. Ho avuto la sensazione che ogni cosa mi remasse contro, che tutto un vortice di negatività mi stesse inghiottendo, senza un minimo di forza per oppormi.

Ci ho messo un po’ per capire ed arrivare, ad un punto, in cui ho iniziato a pensare che in quel momento forse non era la vita ad andarmi male, non erano i venti opposti o io che procedevo in una direzione che non era la mia… la vita mi ha messo dinanzi ad uno dei tanti esami da affrontare. E non è mai orrenda o bastarda, perché è una maestra che ci insegna ogni cosa, e come ogni maestra che si rispetti è anche rigida.
La vita non è cattiva, piuttosto sono le situazioni o una serie di fattori che incidono in una circostanza. Né la vita né le persone sono da buttare, altrimenti non esisterebbero l’amore, le passioni, il bene… cose che, in un modo o nell’altro, ci salvano.

Δ

Forse, ci lascia soli per farci fortificare in vista di prove e/o situazioni più complicate; forse lo fa perché dobbiamo imparare a cavarcela da soli in quanto individui, perché per quanto uno possa aiutarci siamo sempre noi a decidere e a dover decidere: la vita è Nostra e di nessun altro. Forse arriviamo a toccare il fondo per poi risalire e giungere all’apice. Forse ci separiamo da qualcuno a cui vogliamo tanto bene per poi ricongiungerci e sentirci ancor più vicini di prima. E magari amiamo così tanto lo yin e lo yang perché sono l’emblema di ciò che ci capita: bene e male, due cose così diverse eppure così unite.

Quando ci capita una qualunque cosa, bella o brutta che sia, magari dobbiamo saper interpretare i segnali che la vita ci manda. Altrimenti da una crisi non nascerebbe un fiore o un mondo fatto di gioia ed entusiasmo; altrimenti dopo tanto stare bene non ci spiegheremmo il perché di una fine.

Alexandra Romano

Scegliere: una delle nostre più grandi forme di libertà

Le nostre origini: un piccolo assaggio di come siamo fatti

All’inizio della nostra vita, siamo molto propensi a condividere, a voler fare le cose insieme, e non è una caratterista che in età adulta scompare del tutto. Studi scientifici dimostrano quanto l’uomo sia un animale sociale, nato per comunicare: se provassimo a vivere in uno stato di isolamento, soprattutto nei primi anni di vita, resisteremmo a stento. La corroborazione intersoggettiva, l’avere conferma da altri individui in merito alla nostra esistenza, è una cosa importantissima. Ma anche riuscire a costruire intorno a sé una storia, perché fondamentalmente siamo ciò che raccontiamo di noi: per questo, dovremmo scegliere degli ottimi ingredienti per creare la narrazione di noi stessi. E’ questo e nient’altro a determinare la nostra immortalità o meno.

Ancora non basta però, perché l’uomo ha enormi potenzialità, che esistono soprattutto grazie al cervello di cui è dotato. Le cosiddette subordinate ipotetiche, ovvero, delle soluzioni alternative che vede in ogni situazione poiché il suo cervello non è mai fermo solo all’hic et nunc. Ed è da qui che forse parte il nostro dovere a scegliere, il nostro diritto. Purtroppo però, nella scelta, spesso siamo soli. La vita umana non è tutta rose e fiori, fatta di affetto e abbracci, oggigiorno soprattutto. Si parla perfino di terrorismo, omicidi: l’uccisione di noi stessi!
Ma non discostiamoci dall’argomento: ci saranno momenti della nostra vita in cui avremo tante persone accanto, e altri in cui ci sentiremo un po’ più soli.

LA MIA RIFLESSIONE

Alla fine impari, impari a vedertela da sola, a non contare più su nessuno, per delusione o per altro, perché così deve essere. Perché in fondo, è importante sapersela vedere per sé. Perché le persone scompaiono, si modificano, arrivano, vanno, vengono, oppure cercano di restare ma siamo noi a farle andare via… e intanto siamo qui, noi stessi, gli unici artefici del nostro destino. Che grande responsabilità eh? Forse la più grande che possiamo mai avere durante tutta la nostra vita, essere autori del nostro star male o del nostro sta bene, di una felicità mancata o di una lacrima in meno.

Alla fine impari a non chiedere più aiuto, a prendere delle decisioni, autonomamente. Forse giuste, forse sbagliate, ma intanto le prendi. Tutti, costantemente, durante la nostra vita siamo costretti a scegliere. Un altro aspetto importante e difficile dell’uomo: non nasciamo eterocostretti, eppure, dobbiamo autocostringerci.
Parliamo tanto di legittimità, libertà, quando poi tutto questo, alle volte non esiste. Non siamo liberi, per il semplice fatto che non possiamo scegliere di “non scegliere”, essere neutrali: in un modo o nell’altro, dovremo sempre prendere una decisione con il rispettivo carico di responsabilità.
Qualunque cosa accada, che sia la più bella o la più brutta, per quanto possono consigliarci, siamo sempre noi. Noi e nessun altro. Ed è importante imparare a scegliere, perché è forse l’unica vera libertà che abbiamo.

Sarebbe bello se con noi ci fosse qualcuno in ogni momento, anche il più difficile, che ci aiuti a farlo. Invece non sempre accade, perché la vita va così. Anche la persona che più vorrebbe starci vicino, noi stessi, può capitare che non può esserci.
E comunque sia, siamo sempre noi ad agire, siamo sempre noi a decidere… ed è da tante scelte che impariamo sempre di più a “vivere”.

Forse è per questo che quando abbiamo capito tante cose, il nostro ciclo è giunto al termine. Perché la vita è un’esperienza meravigliosa, irripetibile e non va sprecata.

Alexandra Romano

La vita è un’extrasistole da forte emozione

ADRENALINA

Tutto magico, tutto si trasforma e niente non ha un suo peso, una sua rilevanza. Un treno, un orario e una giornata può cambiare così, senza neppure accorgersene. Nella vita, le cose più belle sono quelle che arrivano per caso, quelle che non si riescono oppure non si possono raccontare. Già, chi non ci dice che negli abissi di ognuno di noi venga serbata la nostra felicità, il nostro piccolo e immenso tesoro. Una dimensione adattata al nostro corpo, al nostro cuore, ma al contempo enormemente stupenda. Anche alla persona più triste, più “sfortunata” prima o poi capiterà il momento, il giorno o l’anno più bello in tutta la sua vita. Anche il minuto o il secondo, perché gli attimi di meraviglia non sono quantificabili in uno spazio di tempo definito o in un luogo esatto della terra. Il luogo può essere nel cuore, nell’anima o in un rapido flash.

Esistono i fulmini a ciel sereno, le tempeste… ma esiste anche il sole in una giornata prevista come nuvolosa, il sole che irrompe così violentemente come un palpito indomabile.
Una semplice stretta di mano può cambiarci la giornata, il sorriso delle persone che amiamo oppure l’interruzione del vento freddo sulla spiaggia. Forse, potremmo paragonare la nostra vita al mare, all’oceano… così immenso, così capace di rigenerarsi ad ogni dì.

RESPIRA: LA VITA è COME IL MARE, VIVILA!”

Un paragone simile, oltre che ad essere una metafora e ad avere la sua consistenza, ha anche una certa correlazione con le nostre origini. La nostra vita infatti, in un’epoca passata era strettamente legata alla religione e alla natura. Un famoso sociologo tedesco, Norbert Elias, parlava di coinvolgimento (in una fase successiva, com’è noto, avrebbe avuto luogo una forma di distacco; nonostante oggi si parli anche di ri-coinvolgimento nelle nostre stesse tecnologie).

Dunque, la vita è come un soffio di vento, l’increspatura delle onde marine, le correnti fredde in mezzo all’acqua tiepida e il caldo tepore del sole… la vita è una giornata di sole. Rilassa, solleva, brucia, sfinisce, rigenera, illumina. Molte cose, a volte, sono così belle al punto da stimolare la nostra mente e superare la soglia del reale. Diventano quasi immaginarie ad un certo punto, che non riusciamo davvero più a crederci. E spesso, sono questi i più genuini attimi di felicità, mascherati nella veste di una persona o un evento.

Alexandra Romano

Giudicare: la voce di chi poco vede

Nella vita ho imparato, sulla base delle esperienze, che esistono diversi tipi di persone. La prima cosa però, è che ho capito che non bisogna mai giudicare, in quanto, non godiamo di una posizione privilegiata o superiore agli altri: siamo fatti della stessa pasta. Credo possa farlo qualcuno che vive lassù, e ci osserva di giorno in giorno. In seguito, sono arrivata a classificarle, ipoteticamente, in due grandi macro categorie.

Ci sono quelle persone che restano in disparte, che parlano poco e intervengono solo quando hanno una forte idea alle spalle. Quelle persone che amano silenziosamente, introverse, che si esprimono poco. Tanto timide da non riuscire a parlare con qualcuno di un problema, o farsi avanti con chi piace loro. Però è ancora più bello quando una persona del genere comincia a confidarsi con noi, a condividere con noi le sue paure, il suo tempo. Ci fa sentire davvero speciali.
E poi ci sono i cosiddetti “protagonisti”, con le idee “radicate da secoli”, la cui parola è ancora più sicura dell’evidenza. Le persone contro cui non si può dissentire perché difficilmente ammetteranno di sbagliare. Parlano tanto, fanno poco e giudicano all’infinito.

Ed è triste come cosa, perché secondo me bisogna ammettere i propri sbagli, o meglio, affermare le proprie convinzioni senza sotterrare quelle degli altri. Perché tutti dobbiamo poterci esprimere, ad un livello reciproco.
Ogni tanto mi capita di avere delle certezze, ma cerco sempre di partire da prove empiriche, dati. Non mi si fraintenda, ma, e credo debba essere così, che per poter affermare pienamente una qualunque cosa, bisogna avere delle fondamenta alla base. In questo modo, potremmo dire a chi ci dice “non è vero”, “non è così”… che le nostre non sono solo parole, o convinzioni effimere.

Un po’ come giudicare senza sapere, e anche se sappiamo, nel caso di una persona, non sarà mai abbastanza per poter esprimere la nostra opinione. Ogni persona, ogni vita è diversa dall’altra e proprio per questo non si può giudicare. O meglio, non si dovrebbe. Non sappiamo perché a partire da una nostra azione, s’innesca una reazione in un’altra persona; non sappiamo perché una persona agisce in un determinato modo; non sappiamo perché una persona Vive in un determinato modo. Al massimo possiamo esprimere un pensiero, un’idea, magari basandoci su come questa persona ha vissuto con noi, in un arco di tempo. Per il resto, credo sia sbagliato.

Giudicare fa male

Secondo me, e forse posso affermarlo senza presunzione, giudicare, è sbagliato a prescindere. Noi non viviamo per far commentare agli altri ciò che facciamo, ciò che pensiamo, le nostre situazioni. E forse, i deboli sono proprio loro. E’ così brutto giudicare, se pensiamo che ogni situazione che vivono gli altri potremmo viverla noi, in quanto appartenenti alla stessa specie. Insomma, parlino pure, quanto vogliono, ma una cosa è parlare e una cosa è vivere. Le parole degli altri non devono influenzarci, non devono spingerci a fare una cosa piuttosto che un’altra. Spesso, si vive condizionati dalle conseguenze, dai giudizi, e non è così che deve andare. Perché si finisce per vivere una vita che non è la nostra. Viviamo e basta, facciamolo in questo preciso istante, e già vedremo come una parte di quell’ansia che tanto ci affligge, diventerà più leggera.

Alexandra Romano

Svegliamoci dal grande male dell’indifferenza: basta un salto

Di recente, mi è capitato di vivere, anche se indirettamente, una brutta esperienza.
Ero ad un concerto, ci stavamo divertendo tutti: cantavamo, ballavamo, ridevamo… D’un tratto però, una persona che era accanto a me, ha iniziato a sentirsi male. Tremava, il suo volto s’impallidiva sempre di più, fino a quando non è svenuta. La folla attorno a lui aumentava ogni frazione di secondo, chiunque si chiedeva cosa fosse successo, come si sentiva questa persona: c’è stato anche chi ha creduto fosse una farsa!
Passato quell’attimo iniziale di “panico”, insomma, di qualcosa che andasse a interferire con le normali aspettative di tutti noi, è tornato tutto dove stava, all’indifferenza. Questo mi ha fatto capire quanto, ormai, due volte su tre conti solo il consumismo. La materialità a danno del valore che attribuiamo alla vita.

PROVIAMO A TRASFORMARE LA SUPERFICIALITà IN UN SINONIMO DELLA CONSISTENZA

La gente si accorge di te solo quando sei al limite, o… capita il peggio.
È così difficile, mi chiedo, riconoscere un favore o un semplice gesto? Siamo diventati talmente vuoti, al punto che l’importante è usufruire di una cosa, sfruttarla e basta. Se ringraziamo, quella stessa persona ci guarda in maniera ambigua.
Se stai male dentro nessuno lo vede, non riescono ad andare oltre la tua pelle, i tuoi occhi. Poi i social network, che hanno contribuito a storcere un contatto diretto… elidendo la possibilità di guardarci senza un medium, di toccarci. Non sono anticonformista, ma l’evoluzione è sia un bene che un male, se non opportunamente guidata.

Oggi vediamo solo il corpo, l’anima è nascosta, e forse, in questo mondo ormai “pericoloso” è meglio.
D’altronde, da soli non si può stare. Potremmo provarci per un periodo, magari anni, ma alla fine emerge, emerge l’impossibilità di avere un cuore sempre stanco, sempre ferito e chiuso alle occasioni. Non dipendiamo dagli altri, sappiamo vivere anche da soli, sappiamo costruire le fondamenta per impedire che la nostra persona crolli se una mano tesa diventa un riflesso.

Ma senza l’affetto, prima o poi anche la persona più vanitosa, flemmatica o più “forte”, crolla. È quel minimo di zucchero che ci addolcisce il caffè, e quel pizzico di sale per dare il giusto condimento alla nostra vita. Bisognerebbe trovare un equilibrio tra ogni cosa, perché continueremo a farci del male a vicenda, a rincorrerci per fare la pace, a sbagliare, ad amare, ad insistere in ciò per cui viviamo. Equilibrio è la parola che ci vorrebbe in ogni cosa, costanza, ma soprattutto attenzione.
Attenzione sia alle piccole che alle grandi cose.

Svegliamoci una volta per tutte, sia dal male dell’indifferenza che della superficialità: non solo con gli altri, ma anche nei confronti di noi stessi. Troviamo questa maledetta forza per essere quello che siamo, lottare per quello che ci fa palpitare, aldilà delle delusioni, delle paure o delle incomprensioni. Troviamo il coraggio di essere noi stessi, anche in un mondo sempre più povero di autenticità!

Alexandra Romano

Narrare: il verbo che trasuda l’umanità

“Ogni trovata narrativa è reale, ne potete star certa. La poesia è una scienza esatta quanto la geometria.”
(Gustave Flaubert)

Avete mai pensato, dopo essere andati a prendere un caffè, di trascriverlo su un foglio? Non importa se eravate soli o in compagnia, se quello che avete scritto non fosse necessariamente riferito a quella bevanda fumante dal colore deciso, ma ad un semplice pensiero.
Avete scritto, narrato.
Ed è un po’ quello che facciamo ogni giorno, anche quando scriviamo la lista della spesa o inviamo un sms: perfino quando siamo indecisi dinanzi ad un vestito!

Diverse ricerche dimostrano quanto ciò sia fondamentale per la nostra stessa esistenza, tant’è che il racconto che ci costruiamo attorno, è un po’ ciò che resterà quando non esisteremo più, materialmente. Insomma, quando continueremo a vivere “narrativamente”.
Il racconto di noi stessi ci dà una stabilità se, per un attimo, voltiamo lo sguardo indietro o facciamo un passo in avanti.

“Viviamo di narrazioni, ogni giorno”

Narrare è fondamentale per chi scrive, per chi riesce ad esprimersi, a sfogarsi e a sorridere con la scrittura. Lo fa chi scrive una lettera d’amore o è fermo ad aspettare lo squillo di un telefono.
Narrare è importantissimo per ogni tipo di creatività. Anche i musicisti lo fanno, certo, non con le parole, ma con le note che scorrono in una melodia.
Chiunque costruisce racconti ogni giorno, percorrendo strade, storie, minuti, pensieri, emozioni… elementi che si aggiungono alla nostra biografia e la rendono consistente. La nostra vita: stupenda nella sua unicità. Un percorso emozionante, instabile, bello, ogni tanto brutto e ogni tanto gioioso, ma che non ci è possibile ripetere.

Le narrazioni entrano in scena anche quando conosciamo qualcuno, nel momento in cui iniziamo a parlargli del nostro passato. Oppure mentre stiamo vivendo un’esperienza, unica, come la vita, nel suo verificarsi. Per quanto potremmo provare a ricrearla, cercando lo stesso luogo, magari la stessa persona, lo stesso orario: vivremo atmosfere diverse.
Narriamo anche quando pensiamo, durante una canzone o un’ora di una giornata: se andremo a riascoltarla o a ricordare quel momento, in noi, si riaccenderà il bagliore e la nostalgia di quel pensiero.

Quando cominciamo a parlare di qualcuno, a raccontare, forse è il momento in cui ci accorgiamo di tenerci, di provare qualcosa. Quando parliamo tra noi e noi, ci rendiamo conto di molte cose, di un problema da risolvere o un’azione da fare. Perché narrare in fondo, è un po’ ciò attorno a cui ruotano le nostre fondamenta.

Alexandra Romano

La pregnanza del nostro passato

Le società antiche si basavano su un tempo ciclico, talvolta ripetitivo, rievocando sempre il passato. Il tempo per loro era immaginato come una ruota. Sostenevano che creare una frattura con il passato significava rompere l’armonia, mettere a rischio loro stessi. E forse è un po’ così anche per noi, che per quanto possiamo dire di aver chiuso completamente con una parte di noi, in realtà non lo abbiamo mai fatto. Quella parte ha determinato, in qualche modo, ciò che siamo oggi.

Se le società arcaiche facevano di tutto per ricordare più eventi possibili, al punto di inventare degli esercizi mnemonici, ci sarà un motivo. E se ci pensiamo, ogni volta che ci chiedono di noi, di presentarci, sì, iniziamo dicendo cosa facciamo nella vita magari per professione, citiamo le nostre passioni, ma prendendo sempre un pezzetto di passato. È inevitabile.

Il passato non è effimero, insignificante. Se abbiamo avuto una delusione, questa si conserva nella nostra forza attuale, magari diventando uno sprono, ricordandoci che non dobbiamo arrenderci di fronte a quella difficoltà. Se abbiamo sorriso, il ricordo, la causa che ce lo ha procurato potrebbe manifestarsi di nuovo nel presente, magari in un periodo torvo, malinconico. E non credo possa farci male.

Spesso, quando ci chiedono di raccontare un’esperienza passata, magari triste, è come se immaginassimo di non averla mai vissuta. Proviamo un senso di repulsione quasi istantaneo. Se invece, per un attimo ci distaccassimo dal cosiddetto “senso comune”, potremmo comprendere come e quanto sia stata significativa. Perché magari ci ha consentito di modificare, cogliere uno o più aspetti di noi che possono essere migliorati.

Dobbiamo accettare il passato nella sua integrità, perché è la nostra essenza. I ricordi sono parte di noi, come i pilastri lo sono per i palazzi. Il nostro “Io” è tale perché ha un vissuto.

Alexandra Romano