La fattoria degli animali di George Orwell (1945) – RECENSIONE

Pubblicato per la prima volta nel 1945 con il titolo Animal Farm, “La fattoria degli animali” è più attuale che mai. La schiavitù animale, la nuova classe operaia nella concezione marxista del XXI secolo, viene messa all’angolo da uno spiccato senso di rivolta. Il vecchio padrone, Jones, viene messo all’angolo. Polli, maiali, cani, cavalli fondano una nuova forma di governo basata sui principi politici dell’Animalismo. Capostipiti di un nuovo regime, che respira un’aria fresca di socialismo, sono i maiali. Infatti è proprio il più anziano di loro il fautore della nuova era, conosciuto come il “Vecchio generale”. Questi lascerà alla fattoria i suoi insegnamenti che saranno la base per i “sette comandamenti” che determineranno il cambio di regime da “Fattoria padronale” a “Fattoria degli animali”:

1. Tutto ciò che va su due gambe è nemico,
2. Tutto ciò che va su quattro gambe o possiede ali è amico,
3. Nessun animale indosserà vestiti,
4. Nessun animale dormirà in un letto,
5. Nessun animale berrà alcolici,
6. Nessun animale ucciderà un altro animale,
7. Tutti gli animali sono uguali.

Ma chi avrà il delicato ruolo di gestire la nuova forma di “governo” alla Fattoria degli Animali?

Se è vero che i maiali sono la specie più istruita, ci riesce quasi naturale pensare che saranno Palladineve e Napoleone. I suini più intelligenti del branco, distanti come il fuoco e l’acqua. Le loro iniziative conviveranno, con fatica, per un periodo. Palladineve insegna a leggere e a scrivere, mentre Napoleone si cimenta nell’educazione dei cagnolini ai principi dell’Animalismo.

Un giorno l’imboscata di Jones e altri uomini fa precipitare l’ordine che sembrava essersi eretto. La battaglia va a buon fine e Jones viene sconfitto per una seconda volta. Palladineve coglie l’occasione per annunciare un progetto che prevede la costruzione di un mulino a vento, ma Napoleone si oppone all’istante. Da un semplice dissenso si passa presto a un litigio che termina in un vero e proprio colpo di stato a opera di Napoleone, che fa assalire Palladineve dalla banda di cani che ha istruito sin dalla loro infanzia.

Con il passare delle settimane si va definendo sempre più un sistema politico dittatoriale, che si erige sulle spalle di animali colpevoli di non saper leggere, sottoposti a dei lavori non meno forzati dei tempi di Jones. Una similitudine voluta che ci rinvia ai tempi dell’Unione Sovietica, di cui dittatura e culto della personalità erano i valori fondanti. Napoleone si dimostra un leader carismatico capace di convincere il suo popolo a fare o credere qualunque cosa. Anche i famosi comandamenti, una volta considerati inviolabili, subiscono un contraccolpo. Ad esempio la massima “nessun animale dormirà in un letto” viene sostituito con “nessun animale dormirà in un letto con le lenzuola“.

Si parla dunque di un vero e proprio sistema organizzativo, fondato su delle leggi concrete della Fattoria degli Animali. Infatti all’interno di quelle leggi rientrano anche i limiti di età fissati per ogni animale per andare in pensione. 12 per i cavalli e i maiali, 14 per le mucche, 9 per i cani, 7 per le pecore e 5 per galline. Vi sono anche delle vere e proprie riforme politiche, come la costruzione di una scuola per addestrare i cuccioli, ma tutto questo è solo di facciata.

Il sistema viene ben presto sovvertito da Napoleone, che si dimostra non meno diverso di Jones. Un giorno, ad esempio, spaccia il furgoncino del macellaio per quello di un veterinario – cosa non difficile da momento che la maggior parte degli animali è analfabeta – e fa portare via Gondrano, uno dei cavalli, venduto per farci i soldi per acquistare del whisky.

L’evento che capovolge l’intero assetto è la sostituzione del comandamento “Quattro gambe buono, due gambe cattivo” con “Quattro gambe buono, due gambe meglio“. Una sera la fattoria sorprende i maiali a camminare su due zampe, indossare abiti vistosi e bere whisky.

Alessandra Romano