Le leggende della tigre (Nicolai Lilin) – RECENSIONE

Le leggende della tigre di Nicolai Lilin è l’intreccio perfetto tra fantasy e mitologia, mistero e scoperta di luoghi atipici, con l’aggiunta di racconti avvincenti che si riallacciano alle storiche tradizioni dei popoli “ghiacciati”. Aneddoti arricchiti dal calore del camino, all’interno di una delle classiche abitazioni siberiane, le zaimki, mentre fuori impreca vyuga: una delle tempeste più violente della Siberia. Essa comincia con un vortice di aria ghiacciata, che solleva mulinelli carichi di neve a fiocchi grossi, e pare che i cacciatori autoctoni sappiano predirne l’arrivo:

“Il segnale più chiaro di un’imminente tempesta lo sanno i sottili ramoscelli di pino, che di solito si trovano in abbondanza nella parte bassa dell’albero. I cacciatori li guardano e capiscono se devono tornare alle loro case in tempo per non essere sorpresi dalla bufera. Durante una buona giornata di sole questi ramoscelli sono dritti, cercano di estendersi il più possibile per ricevere almeno un po’ di luce. Appena l’albero avverte nell’aria i primi anche più insignificanti cambiamenti, i ramoscelli cominciano a piegarsi leggermente verso l’alto, e con l’avvicinarsi della tempesta si ritirano verso il tronco, stringendosi contro di lui. Se insieme a questi segni senti cantare il ciuffolotto, aspettati una tempesta forte e lunga.”

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Le storie che più mi hanno colpita de “Le leggende della tigre”…

In questo romanzo ho ritrovato le radici dell’umanità, un piccolo riferimento, anche se invisibile, alle tribù. Il tepore del fuoco, la sua capacità di attrarre più menti attorno a sé e creare la giusta atmosfera per le narrazioni, rinvia a un altro elemento centrale in questa storia, l’oralità: predecessore di tutte le forme di comunicazione. Mentre l’anziano cacciatore raccontava dell’amore tormentato di Aiabala, o del bambino di sale, era come se accanto ai protagonisti ci fossi stata anche io. Uno dei punti forti di Lilin è proprio nella descrizione. L’autore riesce a far immedesimare il lettore al punto di fargli avvertire i brividi della neve, lo stupore dei due veterinari dinanzi a quelle storie…

Aibala e Haram…

Il racconto della Principessa tatuata consente di carpire parte della sofferenza che le antiche convenzioni hanno determinato negli esseri umani, definendo quale fosse l’amore ideale. L’impossibilità di potersi congiungere con il proprio amato, che spinge Aibala a farsi uccidere, senza poterlo comunque vivere, spiega quanto l’amore fosse il risultato di regole o interessi sottesi alle grandi famiglie. La storia del mercante mi ha fornito invece lo spunto per riflettere sul contesto globale attuale, sempre più pervaso da interessi economici e politici contrastanti. Il mercante, soprannominato Haram, che nella lingua degli Yakuti significa “avaro”, fa comprendere quanto l’umanità abbia talvolta perseguito l’infelicità o realizzato una mera utopia. L’unica cosa che faceva fibrillare Haram, tra l’altro anche il suo unico scopo nella sua vita, era l’idea di possedere tutto l’oro dell’universo. Quando si imbatte in una foresta con i suoi carri muniti di schiavi, conosce la figlia del lago, che gli offre la possibilità di diventare eterno e possedere l’intero mondo. Egli non esita ad accettare l’offerta e da quel giorno insegue il suo irraggiungibile fine.

Il gesto del mercante è, secondo me, emblematico della natura umana. Per questo, può essere una delle chiavi di lettura per comprendere le ripercussioni attuali che sta avendo sul pianeta. L’uomo si è fatto persuadere dalla concezione dell’essere dominatore, al punto da farsi divorare all’interno. Ha colonizzato terre, violando le libertà e i diritti di chi le abitava. Ha sfruttato all’estremo le risorse che natura possiede, senza badare neppure alle conseguenze che ogni sua azione può determinare nella natura. E “Le leggende della tigre” potrebbe essere una valida guida per farci render conto di quanto, l’uomo, abbia rovinato il pianeta.

Verso la verità: un amore indissolubile oltre ogni limite

Abbassai lo sguardo. «Ma quando ci lascerà in pace?…».

«Amore mio, non disperare. Troveremo una soluzione», mi accarezzò le guance, e mi diede un bacio sulla fronte.

«Oh, amore mio sono le dieci e trenta, domani abbiamo scuola, cioè, ho scuola… dovrei… andare».

«Va’ pure – sorrisi sperando di rassicurarlo – Io sto meglio».

«Amore, non mi fido a lasciarti qui, tutta sola».

«Ci sono stata due notti, non posso starci una terza?»

Mi fissò per un attimo. Mi baciò, e se ne andò. Provai a dormire e, data la stanchezza, crollai dopo meno di due minuti. Iniziai a fare un sogno. Ero in un immenso campo di girasoli, esistevano solo i girasoli, il cielo, la terra ed io. Improvvisamente sentii degli strani rumori nel sogno, come tuoni, mentre il sogno stava dissolvendosi sempre di più. Mi svegliai, poiché anche nella realtà sentii dei rumori. Non riuscivo a capirli inizialmente, dopo intuii che non erano esattamente rumori: era il suono di passi per il corridoio. L’ospedale era completamente deserto e buio, avvertii che non era qualcosa di pericoloso. Un istante dopo… Mark.


«Che ci fai qui?», gli domandai colta alla sprovvista.

«Ti amo!», si precipitò accanto a me.

«Anche io, ma cosa succede? Perché non sei ancora a casa?».

«Non potevo».

«Non potevi cosa?».

«Lasciarti di nuovo sola».

«Ma starò bene vedrai, è anche tardi».

«Non mi interessa, io non me ne vado», disse con fermezza.

Ti prego, portami via: portami a vivere

Ti prego portami via, questo mondo fa sempre più paura e i bambini smettono di sorridere. I bambini soffrono per la mancanza di amore, patiscono la fame con il loro corpo sempre più esile. 

Ti prego portami via, dove esiste un mondo fatto di umanità, dove gli attentati non sono all’atto del giorno e non c’è bisogno di accendere il telegiornale. Portami dove esiste solo comprensione e il termine “violenza” non è mai stato pronunciato. Dove a una pistola viene sostituita un cuore di peluche, delicato come l’empatia.

Ti prego portami via, in un mondo dove si vanno a comprare i fiori non per portarli su una tomba ma per significare un gesto d’affetto. Portami dove regalare una rosa nasce da un desiderio solamente spontaneo, e mai in seguito ad un litigio o una malattia. Dove non bisogna essere iscritti ai social per sentirsi meno soli e i rapporti sono fisici e non virtuali, simulati.

Ti prego portami via, dove il riscaldamento globale è solo un fattore naturale e la gente non scappa per vivere meglio in un posto che non le appartiene. Dove gli alberi non si abbattono e l’aumento del livello del mare è solo un fattore positivo per il ripristino di aree scomparse, siccitose. Dove i fiori non appassiscono e la pioggia non corrode la terra. Un mondo fatto di equilibrio tra uomo e natura, in cui chiunque può fare ciò che vuole a discapito di niente e nessuno.

Ti prego portami via, dove il bene non viene barattato con i soldi e l’amore ha un peso. Dove le donne vengono rispettate e hanno uguali diritti, perché poco le distingue dagli uomini. Dove gli animali non vengono trattati come futili oggetti privi di sentimento, perché anche un corpo fatto di tanto pelo ha un’anima. La sola, a non essere mai contaminata. In una società fatta di silenzi e incomprensioni, lo sguardo di un cane può comunicare molto più di una frase di conforto.
Portami in una società dove conta ciò che si è dentro e non come si appare, o ciò che si vuole far credere di essere. Dove si da un peso ai sentimenti.

Ti prego portami via, dove chiunque è libero di vivere la vita che vuole, inseguire i propri sogni senza condizionamenti. In un posto dove fare della propria passione il proprio lavoro non è quasi un’aberrazione, e lo si può fare senza dover patire anni di sofferenze.
Prendimi per mano e portami via, portami a vivere.

Alexandra Romano

A volte: le passioni, in qualche modo, ci salvano

A volte, penso che le persone, la forza, se la facciano uscire grazie ad aspetti del loro carattere che neanche sapevano di avere.
A volte, mi chiedo, come si riesca a trovare la determinazione in momenti tanto critici: la grinta di non mollare, di continuare a seguire il proprio sogno. È difficilissimo non arrendersi quando sembra che tutto il mondo ti si stia rivoltando contro e l’unica cosa su cui puoi far leva sono le tue ambizioni. Te stessa.

Secondo me le passioni, in fondo, ci salvano. Ci salvano quando abbiamo voglia di spaccare tutto, di abbandonare, dissolverci… Ho scritto nei momenti peggiori della mia vita, alcuni che pensavo non avrei mai superato, e poi  ora sono qui. Con dei momenti, ogni tanto, che mi sembrano insuperabili e degli altri che mi sembrano passeggeri. Ma in fondo tutto si supera: è solo questione di tempo, è solo questione di testa.

Ed è sbagliato incolpare sempre se stessi, specie se uno sbaglio è connesso anche ad una persona che non ci ha compreso, che ci ha graffiato l’anima. A volte, sbagliamo a credere troppo negli altri, riponendo in loro più di quanto faremmo normalmente: le illusioni, come sosteneva Nietzsche, sono ciò di cui l’uomo si nutre per poter vivere. Ma se avvertiamo sensazioni dentro di noi, come campanelli di allarme, non dobbiamo ignorarle.

Anche in questo penso che le passioni siano la nostra protezione: ciò che ci fa emozionare nella maniera più autentica e che se sappiamo coltivare, esplorare dentro noi stessi, saranno sempre il nostro punto di forza. Per godere di una passione basta viverla e lasciarsi trasportare, senza paura, perché è un po’ come il sangue che ci scorre nelle vene: ci fa vivere.

Grazie scrittura per avermi dato tanto e farmi dare tanto.

Alexandra Romano

Stasera: una presentazione che resterà nel cuore

Stasera, a Telese, non è stata una serata come le altre: c’è stato qualcosa, nell’aria, che andava oltre l’hic et nunc. Stasera si è percepita un’atmosfera di unione, amore, come se fossimo tra amici davanti ad un camino. Ho vissuto emozioni che mi hanno fatto sentire viva come non mai, dopo diverso tempo.

Ricordo la mia prima presentazione in assoluto: ero emozionatissima e mi tremava tutto il corpo, volevo dare il meglio di me, eppure avevo tanta paura. Temevo di non piacere, di non appassionare o che magari non ci sarebbe stato quasi nessuno. Poi, la sala si è riempita al punto di vedere gente in piedi. Ognuno lì, per me. E non sarebbe potuta esistere cosa più bella.

IL MIO PUZZLE
Come dico sempre, ogni persona che mi segue è come un pezzo del mio puzzle, insostituibile.
Non esiste fare tutto un insieme senza alcuna differenza, perché è proprio questo a rendere ciascuno di noi unico, con un proprio valore. Ogni giorno, vedo quel mio puzzle crescere, modificarsi, a volte sul punto di ricostruirsi, ma non scomparire. Siano due pezzi o trenta.

stasera

Ho già affrontato ostacoli, di diverse dimensioni, eppure non sono mai riuscita a cambiare strada, neanche quando stavo per farlo: il mio cuore, il mio corpo, me lo impedivano. E in fondo, l’ho sempre saputo che non sarei riuscita a dare il massimo altrove. Incontrerò sicuramente altre difficoltà, magari più grandi, magari più piccole, ma sarò più forte. Il mio posto è qui. Senza la mia passione, manca la parte più importante di me. E stasera, a Telese, se n’è aggiunta un’altra.

STASERA…

Il tempo si è fermato entrando in quella dimensione magica, atemporale che è il coinvolgimento: niente orologi, niente ansie. E’ stato come un sogno: un mix di emozioni mi hanno invaso il cuore e lì resteranno per sempre. Non potrò dimenticare questa atmosfera, come pure quella di quando sono stata a Melito, in una scuola dove c’era una platea di ragazzi, entusiasmati e attenti a ciò che avevo da raccontare. La sensazione è inspiegabile, forse, solo chi è artista può provarla: vedere qualcuno, davanti a te, che sorride per ciò che hai prodotto, è come una piccola conferma che ciò che stai facendo ha un senso, anche al di fuori di te.

stasera
Stasera, come allora, tutto era nell’essenza del vivere. Vedere recitare delle parti del mio libro dalla bravissima e dolcissima Esthe, vedere occhi che credevano davvero in me, che mi avevano compresa fino in fondo… ha acceso una luce speciale nel mio cuore.

Quella luce mi ha fatto capire che le emozioni vanno vissute, fino in fondo. Spesso lasciamo che il dolore passi, si esprima in tutti i suoi aspetti, ma non facciamo altrettanto con la parte opposta. La trattiamo in maniera più superficiale, anche inconsapevolmente, vivendola di meno. Invece, se quell’emozione necessita di più tempo per esprimersi, dobbiamo concederglielo. Altrimenti, la felicità breve o inesistente di cui parliamo, si concretizza per davvero: ma la felicità esiste! Ed è nella semplicità delle più piccole emozioni.

Grazie Telese, sei stata speciale. E oggi il mio articolo è tutto dedicato a te.

Alexandra Romano

 

 

(Partendo da destrastasera il sindaco di Telese Pasquale Carofalo, l’autrice
Alexandra Romano, la presentatrice Angela Di 
Lonardo e l’organizzatore dell’iniziativa
Antonio Alterio).

Un nuovo giorno: animiamoci, senza discriminazioni emotive

Qualche settimana fa, ho letto un articolo su Facebook, e siccome amo la natura, mi ha colpita da subito. C’era scritto come far nascere delle piantine di limone per profumare la casa. Ho seguito le indicazioni, preso una tazzina ed ecco i risultati. A partire da queste piantine, così graziose, che tra un po’ profumeranno anche mi sono venute in mente diverse cose.
Le ho curate di giorno in giorno: quasi ogni sera aprivo la finestra e le annaffiavo. All’inizio, e diversi giorni dopo, ho temuto non nascesse nulla… molte volte mi sono domandata se avessero attecchito. Eppure, ho continuato a sperarci: il giorno al sole e la sera al fresco, con un goccio d’acqua. Ci tenevo a realizzare un piccolo desiderio, che anche se piccolo, mi avrebbe donato un alone di armonia.

E così, è successo che una mattina mi sono accorta di tre germogli. Non potete capire l’emozione, anche se semplice, che ho provato, ma così autentica. In quel momento, nella testa mi è rimbalzato un pensiero: “quante cose non ci stupiscono più, quanto diamo per scontato avere il cibo sulla tavola e quanto sottovalutiamo aspetti, a volte i più importanti, contenuti nelle piccole cose. Quanto è scontato, a priori, che una persona ci risponda ad un messaggio. E se ciò che diamo per scontato non accade, ci innervosiamo.”
Siamo così fuggitivi, attenti a ciò che è ben sofisticato rispetto alla nascita di un fiore o alla corsa di un bambino nel prato, che semplicemente non facciamo proprio più queste cose. Perché le riteniamo inutili, stupide. E intanto, è a partire dalla semplicità che si impara ad apprezzare la vita in ogni suo aspetto. È come se facessimo una discriminazione emotiva. Immaginate un sogno: come potete immaginare di adorarlo se non avete amato prima ogni sua singola parte, ogni piccola meta raggiunta, e dato valore ai sacrifici? Come possiamo pensare di amare qualcuno se non ne apprezziamo anche i difetti: se scegliamo quella persona per il prototipo che vorremmo realizzare e non per quello che è? Ma la cosa più grave è che la natura si sta indebolendo, la stiamo distruggendo e non ce ne curiamo affatto. Mi si spezza il cuore quando sento parlare dello scioglimento dei ghiacciai e della scomparsa di specie viventi. Eppure, se ne parla, neanche troppo vista la situazione, e non si fa nulla…

Anche la pazienza sembra stia diventando una “dote”. Per quanto fragile, per quanto complessa… è importante: non sappiamo più aspettare, e se non otteniamo passiamo ad altro. Probabilmente, se quella piantina non fosse spuntata avrei provato di nuovo, oppure, avrei semplicemente lasciato perdere.
Forse, facciamo fatica a comprendere il vero valore di qualcosa, quanto sia importante per noi, perché siamo abituati alla varietà. Non raggiungiamo un obiettivo, qualunque esso sia? Cambiamo strada, o insistiamo un po’ all’inizio e poi molliamo la presa. Il punto è questo: non ci battiamo più per qualcosa, e forse niente è più davvero così importante rispetto al resto. Ogni cosa è sullo stesso piano delle altre.
Forse, il mondo in cui viviamo non ci dà più la possibilità di conoscere noi stessi al meglio, credere in noi stessi: siamo soprattutto invischiati in un maremoto di relazioni sociali, innovazioni di ogni genere, frenesie, stereotipi…

Non ci sconvolgiamo più, siamo abituati ad accettare le cose così come ci vengono proposte. Non proviamo a mettere sottosopra il mondo. E dovremmo farlo, ogni giorno. Dovremmo animarci per davvero. Con le follie, l’impulsività e la creatività.

Alexandra Romano

Milano e Napoli: differenze reali o solo uno dei tanti stereotipi?

Differenze tra Nord e sud: esistono davvero? E fino a che punto precisamente?
Il motivo di questo articolo lo si si ritrova nel titolo. O forse, nella semplicità più totale della vita, di ciò che caratterizza questo grande e inspiegabile universo sul quale ognuno di noi vive. Lo scopo di questo articolo, è di sminuire o abbattere (almeno in parte) una volta per tutte uno stereotipo quasi antico, lanciato soprattutto su Milano e Napoli. Anche se sarà molto difficile. Spero possa giungere al cuore di quante più persone possibili.

Napoletana di nascita, dopo tanti anni, ho visitato Milano. Certo, il mio è il parere di una turista, un’osservatrice… ma in quel poco che ho visto, posso affermare trovato delle persone simpatiche, un clima accogliente e una cittadina ordinata, piacevole. Di Napoli si parla così tanto, forse, l’unica soluzione è iniziarla a pensare come una forma di invidia per quello che ha. Milano ha l’efficienza, la rapidità delle innovazioni, l’ordine. Ma non ha la pizza e il Vesuvio, che, mi scuso in anticipo con i milanesi, non possono competere con nessun’altra cosa. Napoli ha in sé la bellezza innata di panorami che non si trovano facilmente, ma ahimè, bisogna ammetterlo, la puntualità milanese dei trasporti è ineguagliabile.

Non mi è mai piaciuto esprimere delle preferenze, perché secondo me ogni cosa ha un suo valore, unico. Ma voglio rendere visibile il mio punto di vista, seppure basato su una piccola esperienza, su due grandi città d’Italia.
Il mio obiettivo è far arrivare un messaggio: tutta questa differenza, questo gettare sempre zappate su Napoli o magari continuare a valorizzare il nord è sbagliato. Perché ognuno ha una propria caratteristica, ognuno ha delle proprie potenzialità e delle proprie debolezze.

A Napoli ci vivo, a differenza di Milano, e posso giudicare di più (anche se è sbagliato) e parlare di più. La mattina, quando esco e prendo il treno presto per andare all’università, lungo via Capitelli o Benedetto Croce trovo un mare di volontari e persone che lavorano giornalmente per mantenere la città pulita. Chi si impegna attraverso opere culturali: saloni, caffè letterari, eventi di ogni tipo… Al Gambrinus è nata la pratica del caffè sospeso, estesa poi a tutta l’Europa.

Milano, beh, che dire… per me che amo la scrittura più di me stessa, il fatto che sia la capitale dell’editoria le aggiudica già un pezzo del mio cuore. La fiera, tra le più belle in Italia, se non la prima, viene fatta lì ogni anno. Librerie immense, così come a Bologna… a Napoli invece, beh, c’è un po’ l’emblema dell’editoria storica: Port’Alba, oppure i commercianti che ogni mattina riempiono San Biagio Dei Librai di bancarelle con libri a prezzi modestissimi: una vera e grande opportunità per chiunque di acculturarsi. Un aspetto che fa parte dell’identità partenopea, così come gli artisti di strada, che ne ho visti anche all’interno del Parco Sempione: che ve lo racconto a fare, uno spazio verde smeraldo, un piccolo angolo di paradiso in mezzo ad una grande metropoli. Entri lì e ti sembra di fare un salto dalla città alla campagna, alla storia (il Castello Sforzesco, una delle opere che più amo di Milano).

A Napoli, forse i mezzi non circolano allo stesso modo del nord, è vero, ma la stazione di Toledo è tra le più maestose al mondo (e non lo dico io). Oppure, la funicolare, un mezzo di trasporto tipicamente napoletano che si muove su di una fune e che in pochi minuti può portarti a Mergellina, Corso Vittorio Emanuele o Posillipo e farti capire cosa si intende per “meraviglia”.

A Milano invece, circolano ancora i tram come se fosse ieri. Ne ho presi di notte, guardando le luci della città, delle strade dai finestrini… il rumore stridente delle rotaie. Ed era un’esperienza che ho provato per la prima volta lì. Circolano i tram che ci permettono di fare un salto indietro, in uno dei primi mezzi di comunicazione della storia, ma anche aerei che portano ovunque nel mondo.

Secondo me dovremmo imparare ad abbattere tante convinzioni, tanti pregiudizi… perché ogni città ha i suoi punti deboli e i suoi punti di forza. Che non potranno mai coincidere in quanto realtà uniche e suscitanti emozioni differenti.

Alexandra Romano

Capitolo 15: Sally scopre una verità che la cambierà per sempre

Qualche minuto dopo eravamo all’interno del parco Pacific Street.
«C’è una panchina laggiù», indicò con l’indice. Qualche istante dopo ci sedemmo, poi mi prese le mani e le appoggiò sulle sue ginocchia. Mi fissò per un attimo e poi cominciò a parlare.
«Voglio spiegarti tutto».
«Se prima non so cosa potrebbe succederti dopo, no».
«Te lo dirò dopo averti illustrato tutto».
«No, prima quello».
«Dopo».
«Bene, allora non mi interessa», dissi con tono distaccato.
«Non scaldarti subito, lascia che ti spieghi».
«Perché non puoi dirmi prima le conseguenze?!».
«Perché potresti cambiare idea… – esitò – E non voglio, io devo dirtelo: io voglio dirtelo. Fidati di me. Dopo ti spiegherò il resto».
Alla fine cedetti, e cominciò a spiegarmi. «Non so se mi comprenderai o meno, perché è una cosa un po’ complessa. Diciamo che sono una persona diversa dalle altre: la mia anima è diversa. Possiedo un dono. La mia anima esisteva già da prima che…», lo interruppi.
«Ho capito, dimmi solo che dono possiedi».
Non era possibile. Non poteva essere, anche lui era come me. Oddio, però l’uomo che mi aveva raccontato la verità, sosteneva che se avessi svelato la mia identità (e valeva per chiunque fosse così a quanto pare), sarei deceduta. Quindi… ora che Mark mi stava rivelando tutto rischiava la morte? Stavo vivendo un attimo di forte panico. «Possiedo il dono della velocità e della lontananza: percepisco pericoli a chilometri di distanza».
No, non poteva essere: era lui? Era l’anima unita alla mia per sempre, da un antico rito sacro? Il mio ragazzo era parte della mia anima??
«Non t’interessa nient’altro?».
«Beh… io…», non riuscivo a simulare le parole.
«Tu?».
«Io… – esitai – So già tutto».
Fece un’espressione perplessa: «Come fai a sapere già tutto? – esitò – No, aspetta. Tu… », rimase di stucco.
«Io, sono una di quelle anime».

[Il Potere dell’Indissolubilità – capitolo 15]

La mia più grande passione, il mio modo di vivere: la scrittura

Premessa

C’è chi dice che scrivere sia una sorta di strumento antico donatoci dagli déi, chi invece, che sia una forma di potere perché riesce a salvarci e ad esibire questa salvezza. Non avevo mai pensato di pubblicare un articolo sulla scrittura, nonostante sia un perno nella mia vita. Ma poi ho iniziato a scrivere un pensiero, e da un pensiero sono nate delle frasi, fino ad uno scritto. Tutto, in maniera non progettata. Un po’ come mi è nata questa passione: un giorno come tanti, ma è stato il giorno da cui è iniziato il mio percorso di vita, su tutti i fronti.

Per me scrivere rappresenta una forma di vita agognata, che in realtà non ho scelto, perché lei ha deciso per me quando mi ha fatto provare, la prima volta in assoluto che l’ho incontrata, un’emozione unica e irripetibile.

Scrivere: Il mio punto di vista

Scrivere è tracciare il percorso della propria vita su di una pergamena, con la certezza che quel frammento vissuto non vada perso da una piccola amnesia, rendendolo quasi indelebile. È un po’ come l’elettrocardiogramma del nostro cuore su di un foglio bianco, con tanti piccoli particolari che lo rendono speciale.

Scrivere aiuta a respirare, ad espellere i cattivi pensieri e renderci più liberi, più propensi ad accogliere la positività. Scrivere mi ha insegnato a respirare, meglio, quando ho temuto che il mio respiro svanisse. E oggi sono più forte quando rischio di cedere.

Scrivere è uno sfogo quando si è soli, quando nessuno può aiutarti se non lei: la tua risorsa di vita, ciò che è capace di rendere immortali i tuoi pensieri, i tuoi momenti e le tue emozioni più intense. Ciò che è capace di farti decifrare quello che provi fino a comprenderlo meglio, oppure trovare più facilmente qual è la giusta soluzione ad un problema.

Scrivere è un po’ come vivere, ma senza muoversi. La scrittura ci dà la possibilità di delineare un mondo che forse non c’è, non esiste… ma che possiamo vivere grazie all’immaginazione, grazie alla nostra capacità di astrarci dalla realtà e trasportarci in un mondo costruito a posta per noi. La scrittura rende possibile ogni forma di realtà con a disposizione solo creatività e due semplici strumenti: una penna e un foglio di carta.

Scrivere allenta il peso di sentirsi un punto interrogativo per gli altri, ci consente di esternare una parte, seppure minima, di ciò che ci ferisce e renderlo più leggero o liberarcene.

Si scrive senza pensarci realmente, anche quando si è annoiati, perché forse è una delle migliori vie per esprimerci, come la musica ad esempio.

Si scrive per cercare di dare un senso a quanto proviamo o viviamo. Per non dimenticarlo. Si scrive per comunicare con chi non c’è, intrattenendo rapporti narrativi laddove non si possono intrattenere rapporti dal vivo.

La scrittura è una forma di vita alternativa, un modo di vivere.

Alexandra Romano

I pregiudizi, uno dei nostri filtri, talvolta illusorio, per guadare la realtà

I pregiudizi. Sono i pregiudizi che uccidono i rapporti e precludono le occasioni. Oggi soprattutto è così frequente avere un’idea preconcetta di un qualcosa, sia esso un lavoro o una persona, tanto da stabilire se ciò sia buono o meno. Ma perché non impariamo ad astrarci, qualche volta ad ascoltare senza partire da conclusioni premature? È mai possibile che appena vediamo qualcuno nell’immediato gli piazziamo una didascalia accanto? È mai possibile farsi l’idea di come sia fatta una persona senza neanche parlarle o guardarla in faccia?

Forse, dovremmo imparare più a fare esperienza che non a parlare. Imparare a vivere e non a giudicare.

I pregiudizi fanno sì che la nostra vita sia già preconfezionata, senza alcuna possibilità di sperimentazione o tuttalpiù minima. Ma la vita non è questo perché ci offre sempre l’occasione di conoscerla, di capire che è una delle cose più imprevedibili e sorprendenti… possiamo prevedere, ma non dare per certo quello che accadrà nel giro di un’ora o un anno. Possiamo prevedere il tempo atmosferico, ipotizzare che domani un acquazzone porterà con sé anche raffiche di vento mai viste, e possiamo anche dire che tra qualche secolo la nostra specie si estinguerà, ma appartiene tutto al campo delle incertezze. E così siamo anche noi, le persone lo sono: cambiamo in continuazione, per vivere al meglio, per divertirci…

I pregiudizi inibiscono tutto questo. Sono come un freno che rallenta la nostra evoluzione, impedendoci di modificarci per meglio adattarci alle situazioni. Ma soprattutto vanno a danneggiare alcune delle cose più importanti nella nostra vita: le relazioni. Un’idea preconcetta impedisce ad una persona di presentarsi ai nostri occhi in quanto tale, se non per come vogliamo vederlo noi.

I pregiudizi sono un po’ come una maschera, una patina che pian piano inizia ad offuscare la nostra vita.

Alexandra Romano