Verso la verità: un amore indissolubile oltre ogni limite

Abbassai lo sguardo. «Ma quando ci lascerà in pace?…».

«Amore mio, non disperare. Troveremo una soluzione», mi accarezzò le guance, e mi diede un bacio sulla fronte.

«Oh, amore mio sono le dieci e trenta, domani abbiamo scuola, cioè, ho scuola… dovrei… andare».

«Va’ pure – sorrisi sperando di rassicurarlo – Io sto meglio».

«Amore, non mi fido a lasciarti qui, tutta sola».

«Ci sono stata due notti, non posso starci una terza?»

Mi fissò per un attimo. Mi baciò, e se ne andò. Provai a dormire e, data la stanchezza, crollai dopo meno di due minuti. Iniziai a fare un sogno. Ero in un immenso campo di girasoli, esistevano solo i girasoli, il cielo, la terra ed io. Improvvisamente sentii degli strani rumori nel sogno, come tuoni, mentre il sogno stava dissolvendosi sempre di più. Mi svegliai, poiché anche nella realtà sentii dei rumori. Non riuscivo a capirli inizialmente, dopo intuii che non erano esattamente rumori: era il suono di passi per il corridoio. L’ospedale era completamente deserto e buio, avvertii che non era qualcosa di pericoloso. Un istante dopo… Mark.


«Che ci fai qui?», gli domandai colta alla sprovvista.

«Ti amo!», si precipitò accanto a me.

«Anche io, ma cosa succede? Perché non sei ancora a casa?».

«Non potevo».

«Non potevi cosa?».

«Lasciarti di nuovo sola».

«Ma starò bene vedrai, è anche tardi».

«Non mi interessa, io non me ne vado», disse con fermezza.

Stasera: una presentazione che resterà nel cuore

Stasera, a Telese, non è stata una serata come le altre: c’è stato qualcosa, nell’aria, che andava oltre l’hic et nunc. Stasera si è percepita un’atmosfera di unione, amore, come se fossimo tra amici davanti ad un camino. Ho vissuto emozioni che mi hanno fatto sentire viva come non mai, dopo diverso tempo.

Ricordo la mia prima presentazione in assoluto: ero emozionatissima e mi tremava tutto il corpo, volevo dare il meglio di me, eppure avevo tanta paura. Temevo di non piacere, di non appassionare o che magari non ci sarebbe stato quasi nessuno. Poi, la sala si è riempita al punto di vedere gente in piedi. Ognuno lì, per me. E non sarebbe potuta esistere cosa più bella.

IL MIO PUZZLE
Come dico sempre, ogni persona che mi segue è come un pezzo del mio puzzle, insostituibile.
Non esiste fare tutto un insieme senza alcuna differenza, perché è proprio questo a rendere ciascuno di noi unico, con un proprio valore. Ogni giorno, vedo quel mio puzzle crescere, modificarsi, a volte sul punto di ricostruirsi, ma non scomparire. Siano due pezzi o trenta.

stasera

Ho già affrontato ostacoli, di diverse dimensioni, eppure non sono mai riuscita a cambiare strada, neanche quando stavo per farlo: il mio cuore, il mio corpo, me lo impedivano. E in fondo, l’ho sempre saputo che non sarei riuscita a dare il massimo altrove. Incontrerò sicuramente altre difficoltà, magari più grandi, magari più piccole, ma sarò più forte. Il mio posto è qui. Senza la mia passione, manca la parte più importante di me. E stasera, a Telese, se n’è aggiunta un’altra.

STASERA…

Il tempo si è fermato entrando in quella dimensione magica, atemporale che è il coinvolgimento: niente orologi, niente ansie. E’ stato come un sogno: un mix di emozioni mi hanno invaso il cuore e lì resteranno per sempre. Non potrò dimenticare questa atmosfera, come pure quella di quando sono stata a Melito, in una scuola dove c’era una platea di ragazzi, entusiasmati e attenti a ciò che avevo da raccontare. La sensazione è inspiegabile, forse, solo chi è artista può provarla: vedere qualcuno, davanti a te, che sorride per ciò che hai prodotto, è come una piccola conferma che ciò che stai facendo ha un senso, anche al di fuori di te.

stasera
Stasera, come allora, tutto era nell’essenza del vivere. Vedere recitare delle parti del mio libro dalla bravissima e dolcissima Esthe, vedere occhi che credevano davvero in me, che mi avevano compresa fino in fondo… ha acceso una luce speciale nel mio cuore.

Quella luce mi ha fatto capire che le emozioni vanno vissute, fino in fondo. Spesso lasciamo che il dolore passi, si esprima in tutti i suoi aspetti, ma non facciamo altrettanto con la parte opposta. La trattiamo in maniera più superficiale, anche inconsapevolmente, vivendola di meno. Invece, se quell’emozione necessita di più tempo per esprimersi, dobbiamo concederglielo. Altrimenti, la felicità breve o inesistente di cui parliamo, si concretizza per davvero: ma la felicità esiste! Ed è nella semplicità delle più piccole emozioni.

Grazie Telese, sei stata speciale. E oggi il mio articolo è tutto dedicato a te.

Alexandra Romano

 

 

(Partendo da destrastasera il sindaco di Telese Pasquale Carofalo, l’autrice
Alexandra Romano, la presentatrice Angela Di 
Lonardo e l’organizzatore dell’iniziativa
Antonio Alterio).

Capitolo 15: Sally scopre una verità che la cambierà per sempre

Qualche minuto dopo eravamo all’interno del parco Pacific Street.
«C’è una panchina laggiù», indicò con l’indice. Qualche istante dopo ci sedemmo, poi mi prese le mani e le appoggiò sulle sue ginocchia. Mi fissò per un attimo e poi cominciò a parlare.
«Voglio spiegarti tutto».
«Se prima non so cosa potrebbe succederti dopo, no».
«Te lo dirò dopo averti illustrato tutto».
«No, prima quello».
«Dopo».
«Bene, allora non mi interessa», dissi con tono distaccato.
«Non scaldarti subito, lascia che ti spieghi».
«Perché non puoi dirmi prima le conseguenze?!».
«Perché potresti cambiare idea… – esitò – E non voglio, io devo dirtelo: io voglio dirtelo. Fidati di me. Dopo ti spiegherò il resto».
Alla fine cedetti, e cominciò a spiegarmi. «Non so se mi comprenderai o meno, perché è una cosa un po’ complessa. Diciamo che sono una persona diversa dalle altre: la mia anima è diversa. Possiedo un dono. La mia anima esisteva già da prima che…», lo interruppi.
«Ho capito, dimmi solo che dono possiedi».
Non era possibile. Non poteva essere, anche lui era come me. Oddio, però l’uomo che mi aveva raccontato la verità, sosteneva che se avessi svelato la mia identità (e valeva per chiunque fosse così a quanto pare), sarei deceduta. Quindi… ora che Mark mi stava rivelando tutto rischiava la morte? Stavo vivendo un attimo di forte panico. «Possiedo il dono della velocità e della lontananza: percepisco pericoli a chilometri di distanza».
No, non poteva essere: era lui? Era l’anima unita alla mia per sempre, da un antico rito sacro? Il mio ragazzo era parte della mia anima??
«Non t’interessa nient’altro?».
«Beh… io…», non riuscivo a simulare le parole.
«Tu?».
«Io… – esitai – So già tutto».
Fece un’espressione perplessa: «Come fai a sapere già tutto? – esitò – No, aspetta. Tu… », rimase di stucco.
«Io, sono una di quelle anime».

[Il Potere dell’Indissolubilità – capitolo 15]

Una sera atipica: potrebbe davvero cambiare tutto all’improvviso?

Capitolo 5

D’un tratto andò via la corrente, misi un giubbotto ed uscii fuori a controllare.
Dopo qualche ora ritornò, ma pochissimo dopo le luci cominciarono a spegnersi ed accendersi velocemente. Il tutto durò qualche minuto. Mi spaventai ed ebbi un brutto presentimento: per un istante percepii il peggio. Mi infilai sotto le lenzuola, ed anche se erano ancora le dieci, mi costrinsi a dormire.
All’improvviso sentii la porta di casa aprirsi. Cominciai a tremare. Era mia madre, allora perché avevo tutta quella trepidazione?

La sentii richiudersi, così decisi di scendere. Aprii con la massima prudenza la porta della mia camera, ed iniziai a scendere a piedi scalzi i primi gradini. Mi nascosi dietro alla ringhiera, ma non riuscii a vedere niente, c’era un silenzio assoluto. Pensai che, forse, fosse stata un’allucinazione, ma continuavo ad avere i brividi. Scesi in salone ed accesi la luce, non trovai nulla di strano, solo un ombrello fuori posto, mi chinai per raccoglierlo quando improvvisamente fui afferrata da dietro. Non riuscii a vedere chi fosse, dato che mi bloccò e mi bendò gli occhi in pochissimo tempo. Rimasi terrorizzata da non riuscire neanche ad urlare. Chiunque fosse incominciò a trascinarmi fuori casa; a giudicare dai passi sembrava un uomo.

«Chi sei?! Lasciami andare! Dove mi stai portando?!», furono le sole parole che uscirono dalla mia bocca con tono elevato e tremolante.
Non ricevetti alcuna risposta.
«Ehi!», continuai urlando. Sentivo che stavo acquisendo forza nella mia voce e nel mio corpo. Mi agitai sempre più, mentre qualcuno mi portava chissà dove ed io non riuscivo a liberarmi.
«Sta’ buona!», sentii la voce rauca e severa di quest’ultimo gridarmi contro.
«Ma chi sei?!», urlai ancora. «Cosa vuoi da me?!».
«Se continui a gridare ti faccio tacere con la violenza!».

Dopo poco più di mezz’ora, giungemmo in un luogo chiuso che non saprei definire, dove sentivo parlare il mio rapitore con un altro uomo.
«È questa la ragazza, giusto?», gli disse il mio rapitore.
«Si, è lei! – rispose l’altro uomo – «Voglio la sua anima!», disse in modo spietato.

[Capitolo 5 – pagine 34/35.]

Sally e Mark: un tramonto destinato a cambiare per sempre qualcosa – Pt.2

Capitolo 8  –  Un tramonto speciale

Quando ci separammo da quel bacio infinito, io ero distesa su di lui. Sentivo il suo respiro profumato su di me, il suo sapore era ancora nella mia bocca e non mi dispiaceva affatto. Guardavamo il cielo illuminato dalle splendenti stelle, era un dipinto bellissimo. Dopo un po’, abbassò lo sguardo.

«Cosa pensi?», gli domandai in modo scaltro.
Aprì la bocca ma la richiuse subito. Riprovò e disse: «A Steaven…», disse con tono basso ed esausto. «Steaven?».
«Sì. Questa sera tornerà a richiedermi i soldi e non ho il totale», disse disperato.
Giusto, mi aveva ricordato ciò che dovevo fare. Me ne ero dimenticata, e adesso era il momento giusto. Dovevo entrare in scena, mettere da parte la timidezza e l’imbarazzo, e farmi coraggio. «I…», mi bloccai. “Cavolo riprova!” mi dissi in mente – «Io… posso aiutarti».
«No schianto, non voglio per nessuna ragione al mondo, seppur valida, esporti al pericolo».

Aprii la borsa e presi i soldi. «Questi ti bastano?».
«No tesoro, non posso accettare soldi da te».
«Prendili e basta – esitai – l’ho fatto per te».
«Dove li hai presi?».
«Doti personali», sorrisi. Gli avvicinai il denaro facendogli cenno di prenderlo. Lo prese, contò, e me lo ridiede subito.
«Cavolo! Non posso ASSOLUTAMENTE accettare», disse impassibile.
«Ti prego… prendili», dissi teneramente con un velo di tristezza.
«Tesoro, posso farcela da solo», mi accarezzò il viso e mi guardò negli occhi. «Credimi», disse cercando di essere convincente, anche se ciò mi fece rabbrividire, e mi provocò un enorme senso di dispiacere che mi contorse lo stomaco. Dopo poco, sembrò contorcermi anche gli altri organi presenti nel corpo.

Abbassai lo sguardo, e poi mi voltai verso il mare. Per qualche minuto, il silenzio prese il sopravvento e mi sentii leggermente affliggere dalla paura delle conseguenze.
«Voglio aiutarti», dissi con voce tremolante.
Mi sfiorò i capelli e feci per girarmi da un’altra parte. Non volevo essere sadica, ma volevo in parte che capisse che accettare soldi da me non equivaleva ad approfittarsene, ma a rendermi felice per averlo aiutato. Si avvicinò al mio orecchio e mi scostò i capelli. «Non voglio farti correre pericoli», mi sussurrò mostrando parte della premura che provava.
«Ma che rischi posso correre dandoti degli stupidi soldi! Non significa approfittare di me, ma rendermi felice per averti aiutato», dissi leggermente esasperata.
Esitò. «E va bene… accetterò i tuoi soldi», mi sorrise teneramente.
«Posso darti…?», gli porsi la somma. Allungò la mano e li prese.

Mi abbracciò all’istante dopo aver depositato il denaro in una delle sue tasche.
Era uno di quei momenti da immortalare. Cominciavo a stare davvero bene con lui, e… ad innamorarmi. E speravo che fosse lo stesso per lui. Mi sentivo fiera di me per averlo aiutato. «Non approfitterò mai di te, ricordalo sempre – esitò – non saprò mai come sdebitarmi», mi diede un bacio sulla guancia.

Non ero mai stata così felice fino a quando non era entrato lui nella mia vita, non avevo mai ‘amato’ fino a quel momento.

[Sally e Mark: un tramonto destinato a cambiare per sempre qualcosa.]

Sally e Mark: un tramonto destinato a cambiare per sempre qualcosa

Capitolo 8  –  Un tramonto speciale

«Ehi, ho trovato un posticino carino».
«Dove?».
«Laggiù», indicò la fine della spiaggia alla nostra sinistra, dove vi era qualche scoglio impiantato in maniera casuale, ma che sembrava fatto di proposito dalla natura, perché attribuiva alla spiaggia un certo sfarzo. Inimitabile. Dopo una passeggiata, ci sedemmo lì.

«Il tramonto. Lo voglio guardare con te», mi sussurrò soavemente.
Gli sorrisi, ed intanto mi ricordai che avevo ancora una “missione” da svolgere: dargli i soldi ma non sapevo come cacciare fuori l’argomento. In un momento così bello… Decisi di rimandare a dopo.

«Una sera di queste suonerò con un gruppo, si chiama“Extreme Rock”, ti andrebbe di venire?».
«Beh… non so, ti farò sapere».
«Tu cosa? Tu proprio niente, tu vieni». Non avevo altra scelta: dovevo. Dovevo e volevo. Però avrei dovuto escogitare un piccolo piano per il rientro. «E magari se riesco, ti farò cantare qualcosa».
«Oh guarda… il sole sta per tramontare», cambiai argomento.
«Vieni. Avvicinati», mi avvicinai.

Appoggiò delicatamente la mia testa sul suo petto. «Voglio che tu senta il mio cuore». E cominciò ad accarezzarmi. Ero in un momento di intenso piacere, di intensa dolcezza. Via via, stava diventando qualcosa di molto forte.
«Sai… molte volte mi fermo a guardare il mare, da solo, e penso ad un sacco di cose, ad esempio che ho sempre desiderato guardarlo con qualcuno. E non mi sarei mai aspettato di guardarlo con qualcuno di così interessante. Non sapevo quanto fosse bello. Con te».

Arrossii. «È bello perché ci sei tu», mi accoccolai su di lui.
«Dai tesoro… non sono io lo schianto che attualmente si ritrova avvolto dalle braccia di un comune essere umano», d’accordo, stavo per collassare. Non riuscivo quasi a parlare. «Hai qualcosa di speciale, che ancora non sono riuscito a capire… – esitò – Ma che dico: tu sei speciale!».
«Grazie. – dissi compiaciuta – Sei un ragazzo stupendo».

Mi girò lentamente il viso verso il suo, e mi guardò negli occhi. «Sai che hai degli occhi bellissimi?», mi guardò intensamente.
«Anche tu. I tuoi sono… meravigliosi», poi continuammo a fissarci in silenzio. I suoi occhi andavano dai miei alle mie labbra. Pian piano cominciò ad accarezzarmi.
«A che ora devi rientrare?».
«Quando voglio», risposi rilassata.
«Mm…», disse sensualmente.

Continuò a fissarmi avvicinandosi alle mie labbra lentamente, sentivo il suo calore sempre più vicino, il suo respiro. Sfiorò soavemente le sue labbra con le mie, e cominciò a divorarmi in un bacio passionale, tanto da farmi venire i brividi peggio di prima. «Lo sai che mi fai impazzire?» mi sussurrò; poi continuò a baciarmi fervidamente, provocando in me una forte dose di endorfine. Sentivo tutta la sua sicurezza quando mi baciava; quando stavo con lui tutto spariva: pensieri, idee, impegni… qualunque cosa al di fuori di lui.

[La verità sulle origini di Saylor Green ~ capitolo 9]

La verità sulle origini di Saylor Green ~ capitolo 9

«Moltissimi anni fa, sulla terra alloggiavano delle persone che avevano un compito molto importante: salvare gli altri esseri umani. Ogni anno veniva fatto un rito, considerato sacro per i vostri antenati che consisteva nell’unire due anime speciali.
Quest’ultime provenivano da un loro mondo, ed ognuna di loro aveva un dono. Una di queste è la tua: hai il dono di percepire il futuro; e quindi eventi, persone, tempo, luoghi… Queste anime, come la tua, si insediano nel corpo di qualunque essere umano al momento della nascita».

«Come si consumava questo rito?».

«Era un processo molto complesso poiché richiedeva molta attenzione – continuò – Gli antenati si riunivano di notte, in un faggeto o una foresta, e cominciavano ad accendere un fuoco. Un enorme fuoco che doveva oltrepassare i settanta metri in su di altezza, poiché si pensava che da lì in poi si giungesse vicino alle anime.

Il regno delle anime-dono si trovava in cielo, tra i primi strati. Proseguendo con il rito, una volta superati i settanta metri di altezza, si evocavano due anime alla volta. Si evocavano più volte, e si credeva che dopo un po’ giungessero nella fiamma e cominciassero a fondersi. Passato un po’ di tempo, successivamente, nelle fiamme si gettava una soluzione mescolata con petali di rose rosse (ridotti allo stato liquido), la quale avrebbe dato il via all’unione eterna delle due anime. Poi se ne gettavano dosi infinitamente maggiori con i petali allo stato solido, fino a spegnere questo fuoco sacro. Una volta ridotti completamente in cenere i petali, il legame era nato ed era indissolubile».

«Perché tutto questo?».

«Perché secondo la loro tradizione il legame era sacro, difatti utilizzavano il rosso perché è anche sinonimo di forte, indissolubile».

«Quindi sta dicendo che ciò che posseggo non è casuale?»

«No».

«E… quale sarebbe l’anima con la quale sono unita da sempre?».

«L’anima che possiede il dono della velocità e dell’avvertire pericoli lontanissimi».

«Dov’è?».

«Non lo so, ma prima o poi siete destinati ad incontrarvi, ammesso che tu non l’abbia già incontrata».

[Capitolo 9, pagine 58-59]