“Io, Robot” di Isaac Asimov (1950) – RECENSIONE

Il romanzo si apre con una storia di una bambina, Gloria, e la sua dolce amicizia con Robbie, un robot sociale creato per scopi relazionali..
  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
  3. Esso deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Capostipite del connubio perfetto tra uomo e tecnologia, emozione e opzione, Asimov ha concepito una trama fonte di riflessione sul progresso tecnologico. La singolarità tecnologica, la nuova corsa allo spazio, rischia di renderci “biologicamente obsoleti”, trasformando macchine e applicazioni nella forma di vita dominante. Il romanzo è strutturato in nove storie interconnesse da un unico filo conduttore che ci consente di interrogarci sul senso dell’esistenza dei robot. Trama intrigante e scorrevole, a tratti quasi vicina a un saggio, perché assume lo scopo di farci interrogare sulla tecnologia. Quanto si evolverà? Ci supererà in quando esseri dominanti sulla terra o conviverà al nostro fianco fungendo da spalla destra?

Io, Robot : la mia recensione

La storia del legame tra una bambina e un robot

Il romanzo si apre con una storia di una bambina, Gloria, e la sua dolce amicizia con Robbie, un robot sociale creato per scopi relazionali. Asimov riesce a raggiungere, con l’eleganza delle sue parole, anche i sentimenti più genuini di una bambina nei confronti di un congegno elettronico. Eppure, in quel robot c’è qualcosa di più. Malgrado le continue ramanzine e i tentativi di sua madre di separarla dal suo amico di silicio, nessuno riuscirà a spezzare questo “legame”. Perché Robbie è in grado di provare emozioni come ogni essere vivente e il suo destino non è certo in una fabbrica di cemento. Antesignano dei robot odierni, intelligente, empatico, Robbie avverte i pericoli e le emozioni dell’uomo. Emerge inoltre anche il sentimento del tempo del Novecento, fatto della paura della disoccupazione, causata dall’introduzione di macchine che, in realtà, hanno la finalità di emanciparlo dai lavori più stancanti. Ma siamo davvero sicuro che, con il progredire della ricerca, avremo sempre tutto sotto controllo?

Speedy: un robot speciale

Questa storia invece è l’emblema di uno dei principali archetipi della fantascienza novecentesca, nonché la conquista dello spazio, di nuovi universi, in questo caso Mercurio. Due scienziati vengono inviati per effettuare delle operazioni di aggiusto su Speedy, uno dei robot più intelligenti progettati e lanciati nello spazio, in quanto capace di controllare una stazione spaziale. I due scienziati non riusciranno però facilmente nella loro impresa. Speedy uscirà fuori controllo e saranno costretti a cercarlo per diverso tempo, rischiando anche la vita a causa delle elevate temperature su Mercurio. I due uomini saranno pertanto costretti ad affidarsi alla potenza, un po’ rudimentale, di due grandi robot industriali. In realtà, però, uno dei due è più intelligente di quanto si possa pensare. Questi ci riporta all’androide dickiano presente in “Do Androids Dream of Electric Sheep?”, che si interroga sul senso del propria esistenza, e comprende di essere stato creato con uno specifico fine.

Uno degli aspetti che più mi hanno colpita è la considerazione, dell’autore, dei robot come degli esseri pensanti, capaci di provare sentimenti. Asimov, insieme a Dick, ha anticipato anni e anni prima i progressi della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, inscenando storie che hanno come protagonisti esseri empatici, dotati di iniziativa personale e simboleggianti anche il superamento dei confini. Ancora oggi diverse persone sono scettiche nei confronti del progresso tecnologico, ignorando i vantaggi in termini umani e sociali a cui esso potrebbe condurre, ma qual è la linea sottile che separa umano da inumano? Quali potrebbero essere le conseguenze di un mondo in cui la tecnologia diventa protagonista indiscussa della scena?

Alexandra Romano

Autore: alexandraromano

Alexandra Romano è nata a Napoli, il 29 marzo 1999, studia comunicazione e culture digitali alla Federico II. Scrive e canta dall'età di dodici anni, ma la scrittura è più di una passione: è il suo percorso di vita. Vegetariana da tre anni, le piace la fotografia e adora la natura. Il suo primo romanzo (fantasy-sentimentale), "Il Potere dell’Indissolubilità", è uscito nell'ottobre 2016. Nel marzo 2018, ha aperto il suo primo blog, "L’inchiostro nelle vene".

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