«Ecco, voi Giovanni che vi professate uno scienziato illuminato, progressista, ditemi: che bisogno avete di mozzare teste d’uomo o di bestia, di generare orrore, quando le comuni rane possono dirvi tutto ciò che c’è da sapere?»
«Io…»
«Volete spettacolarizzare la morte a vostro vantaggio. Voi avete ben compreso la natura umana, ecco la verità. La gente è perversa. Vuole vedere in faccia la morte, ma non la propria. Godere d’essere ancora viva. E voi, con gli esperimenti che vi sono cari, l’accontentate a vostra maggior gloria.»
Galvani si appoggiò al tavolo, esausto quasi da non reggersi in piedi.
«Siete in errore, zio. Io dimostrerò che in certi casi la stimolazione elettrica può ridare la vita, rimettendo in funzione gli organi.»

Lorenzo Beccati, Il Resuscitatore, Dea Planeta, Milano, 2019, pp. 93.

Questo è un passo tratto da Il Resuscitatore, che riattraversa una fase particolare della vita di Giovanni Aldini, uno scienziato nostro concittadino che ha rivoluzionato la Scienza di fine 1700. Egli, con i suoi esperimenti, ha dato vita a un dibattito scientifico, tutt’ora attuale: la possibilità di resuscitare i morti.

Nel 1780 Luigi Galvani s’interessò all’elettricità animale, e iniziò a condurre i primi esperimenti su sezioni del corpo di piccoli animali, per lo più rane. Ad oggi, un dato simile ci appare superato, eppure all’epoca fece scalpore al punto di aprire la strada a nuove scoperte scientifiche, nuove riflessioni. Esso inoltre è stato fonte d’ispirazione per la nascita di uno dei miti più importanti nel nostro universo culturale: Frankenstein. Quest’ultimo costituisce un po’ la realizzazione archetipica del fenomeno sondato da Aldini, concepito nella sua massima potenza.

La mia recensione…

Ne Il Resuscitatore, Beccati ha creato una miscela perfetta in cui vicende storiche, esperimenti scientifici e obbrobri sociali s’intrecciano a perfezione, dando vita a un romanzo d’altri tempi. Eppure, siamo sicuri che la realtà romanzata sia, nel contesto attuale, tanto lontana?
Il protagonista è Aldini, uno scienziato fuori dal comune che ha appreso molto da suo zio, Giovanni Galvani, e che persegue l’obiettivo sovrumano di riportare indietro le lancette dell’orologio biologico. Ma come si può cercare di infondere vita in un corpo che è ormai privo di un organo funzionante? Un’impresa ardua, ma per un’uomo che ambisce a conoscere a fondo i segreti della vita e della morte, usurpandone il predominio indiscusso sull’essere umano, è forse solo una delle infinite battaglie che uno scienziato deve affrontare. Nella trama appare anche una delle cavie più famose di Aldini: George Forrest, impiccato con l’accusa di aver ucciso la sua famiglia.

Il Resuscitatore apre una finestra sul contesto storico-sociale del XIX secolo, dove la fiducia nelle istituzioni religiose è così grande da far sottovalutare uno dei reati più importanti: il tentativo di stupro. Nel XIX secolo la donna è equiparata a un oggetto ed spesso è costretta a farsi merce per vivere. Nel peggiore dei casi è perfino venduta dal suo stesso marito, in questo caso George Forrest, per ripagare un debito di gioco. Le cose però non vanno come “previsto” e la moglie viene uccisa da un creditore, che riesce a passarla liscia poiché l’ambiente familiare che si respira non è dei più felici. Un episodio che ci consente di gettare un ponte sulla situazione femminile odierna, rimasta invariata sotto diversi punti di vista, emblema di un’umanità che parla di “progresso” ma che poi non è capace di scendere a compromessi con i suoi aspetti più deprecabili.

Il resuscitatore fornisce anche una ricostruzione storica e sociale della Londra dell’Ottocento, ricoperta dalle pieghe della miseria e della prostituzione. Altro elemento affascinante, un po’ gotic, è la figura dei ladri di cadaveri. Essi testimoniano l’efferatezza della scienza, impavida, pronta a tutto pur di verificare le sue ipotesi.
Il resto è da scoprire…

Alexandra Romano