Milano e Napoli: differenze reali o solo uno dei tanti stereotipi?

Differenze tra Nord e sud: esistono davvero? E fino a che punto precisamente?
Il motivo di questo articolo lo si si ritrova nel titolo. O forse, nella semplicità più totale della vita, di ciò che caratterizza questo grande e inspiegabile universo sul quale ognuno di noi vive. Lo scopo di questo articolo, è di sminuire o abbattere (almeno in parte) una volta per tutte uno stereotipo quasi antico, lanciato soprattutto su Milano e Napoli. Anche se sarà molto difficile. Spero possa giungere al cuore di quante più persone possibili.

Napoletana di nascita, dopo tanti anni, ho visitato Milano. Certo, il mio è il parere di una turista, un’osservatrice… ma in quel poco che ho visto, posso affermare trovato delle persone simpatiche, un clima accogliente e una cittadina ordinata, piacevole. Di Napoli si parla così tanto, forse, l’unica soluzione è iniziarla a pensare come una forma di invidia per quello che ha. Milano ha l’efficienza, la rapidità delle innovazioni, l’ordine. Ma non ha la pizza e il Vesuvio, che, mi scuso in anticipo con i milanesi, non possono competere con nessun’altra cosa. Napoli ha in sé la bellezza innata di panorami che non si trovano facilmente, ma ahimè, bisogna ammetterlo, la puntualità milanese dei trasporti è ineguagliabile.

Non mi è mai piaciuto esprimere delle preferenze, perché secondo me ogni cosa ha un suo valore, unico. Ma voglio rendere visibile il mio punto di vista, seppure basato su una piccola esperienza, su due grandi città d’Italia.
Il mio obiettivo è far arrivare un messaggio: tutta questa differenza, questo gettare sempre zappate su Napoli o magari continuare a valorizzare il nord è sbagliato. Perché ognuno ha una propria caratteristica, ognuno ha delle proprie potenzialità e delle proprie debolezze.

A Napoli ci vivo, a differenza di Milano, e posso giudicare di più (anche se è sbagliato) e parlare di più. La mattina, quando esco e prendo il treno presto per andare all’università, lungo via Capitelli o Benedetto Croce trovo un mare di volontari e persone che lavorano giornalmente per mantenere la città pulita. Chi si impegna attraverso opere culturali: saloni, caffè letterari, eventi di ogni tipo… Al Gambrinus è nata la pratica del caffè sospeso, estesa poi a tutta l’Europa.

Milano, beh, che dire… per me che amo la scrittura più di me stessa, il fatto che sia la capitale dell’editoria le aggiudica già un pezzo del mio cuore. La fiera, tra le più belle in Italia, se non la prima, viene fatta lì ogni anno. Librerie immense, così come a Bologna… a Napoli invece, beh, c’è un po’ l’emblema dell’editoria storica: Port’Alba, oppure i commercianti che ogni mattina riempiono San Biagio Dei Librai di bancarelle con libri a prezzi modestissimi: una vera e grande opportunità per chiunque di acculturarsi. Un aspetto che fa parte dell’identità partenopea, così come gli artisti di strada, che ne ho visti anche all’interno del Parco Sempione: che ve lo racconto a fare, uno spazio verde smeraldo, un piccolo angolo di paradiso in mezzo ad una grande metropoli. Entri lì e ti sembra di fare un salto dalla città alla campagna, alla storia (il Castello Sforzesco, una delle opere che più amo di Milano).

A Napoli, forse i mezzi non circolano allo stesso modo del nord, è vero, ma la stazione di Toledo è tra le più maestose al mondo (e non lo dico io). Oppure, la funicolare, un mezzo di trasporto tipicamente napoletano che si muove su di una fune e che in pochi minuti può portarti a Mergellina, Corso Vittorio Emanuele o Posillipo e farti capire cosa si intende per “meraviglia”.

A Milano invece, circolano ancora i tram come se fosse ieri. Ne ho presi di notte, guardando le luci della città, delle strade dai finestrini… il rumore stridente delle rotaie. Ed era un’esperienza che ho provato per la prima volta lì. Circolano i tram che ci permettono di fare un salto indietro, in uno dei primi mezzi di comunicazione della storia, ma anche aerei che portano ovunque nel mondo.

Secondo me dovremmo imparare ad abbattere tante convinzioni, tanti pregiudizi… perché ogni città ha i suoi punti deboli e i suoi punti di forza. Che non potranno mai coincidere in quanto realtà uniche e suscitanti emozioni differenti.

Alexandra Romano

Capitolo 15: Sally scopre una verità che la cambierà per sempre

Qualche minuto dopo eravamo all’interno del parco Pacific Street.
«C’è una panchina laggiù», indicò con l’indice. Qualche istante dopo ci sedemmo, poi mi prese le mani e le appoggiò sulle sue ginocchia. Mi fissò per un attimo e poi cominciò a parlare.
«Voglio spiegarti tutto».
«Se prima non so cosa potrebbe succederti dopo, no».
«Te lo dirò dopo averti illustrato tutto».
«No, prima quello».
«Dopo».
«Bene, allora non mi interessa», dissi con tono distaccato.
«Non scaldarti subito, lascia che ti spieghi».
«Perché non puoi dirmi prima le conseguenze?!».
«Perché potresti cambiare idea… – esitò – E non voglio, io devo dirtelo: io voglio dirtelo. Fidati di me. Dopo ti spiegherò il resto».
Alla fine cedetti, e cominciò a spiegarmi. «Non so se mi comprenderai o meno, perché è una cosa un po’ complessa. Diciamo che sono una persona diversa dalle altre: la mia anima è diversa. Possiedo un dono. La mia anima esisteva già da prima che…», lo interruppi.
«Ho capito, dimmi solo che dono possiedi».
Non era possibile. Non poteva essere, anche lui era come me. Oddio, però l’uomo che mi aveva raccontato la verità, sosteneva che se avessi svelato la mia identità (e valeva per chiunque fosse così a quanto pare), sarei deceduta. Quindi… ora che Mark mi stava rivelando tutto rischiava la morte? Stavo vivendo un attimo di forte panico. «Possiedo il dono della velocità e della lontananza: percepisco pericoli a chilometri di distanza».
No, non poteva essere: era lui? Era l’anima unita alla mia per sempre, da un antico rito sacro? Il mio ragazzo era parte della mia anima??
«Non t’interessa nient’altro?».
«Beh… io…», non riuscivo a simulare le parole.
«Tu?».
«Io… – esitai – So già tutto».
Fece un’espressione perplessa: «Come fai a sapere già tutto? – esitò – No, aspetta. Tu… », rimase di stucco.
«Io, sono una di quelle anime».

[Il Potere dell’Indissolubilità – capitolo 15]

La mia più grande passione, il mio modo di vivere: la scrittura

Premessa

C’è chi dice che scrivere sia una sorta di strumento antico donatoci dagli déi, chi invece, che sia una forma di potere perché riesce a salvarci e ad esibire questa salvezza. Non avevo mai pensato di pubblicare un articolo sulla scrittura, nonostante sia un perno nella mia vita. Ma poi ho iniziato a scrivere un pensiero, e da un pensiero sono nate delle frasi, fino ad uno scritto. Tutto, in maniera non progettata. Un po’ come mi è nata questa passione: un giorno come tanti, ma è stato il giorno da cui è iniziato il mio percorso di vita, su tutti i fronti.

Per me scrivere rappresenta una forma di vita agognata, che in realtà non ho scelto, perché lei ha deciso per me quando mi ha fatto provare, la prima volta in assoluto che l’ho incontrata, un’emozione unica e irripetibile.

Scrivere: Il mio punto di vista

Scrivere è tracciare il percorso della propria vita su di una pergamena, con la certezza che quel frammento vissuto non vada perso da una piccola amnesia, rendendolo quasi indelebile. È un po’ come l’elettrocardiogramma del nostro cuore su di un foglio bianco, con tanti piccoli particolari che lo rendono speciale.

Scrivere aiuta a respirare, ad espellere i cattivi pensieri e renderci più liberi, più propensi ad accogliere la positività. Scrivere mi ha insegnato a respirare, meglio, quando ho temuto che il mio respiro svanisse. E oggi sono più forte quando rischio di cedere.

Scrivere è uno sfogo quando si è soli, quando nessuno può aiutarti se non lei: la tua risorsa di vita, ciò che è capace di rendere immortali i tuoi pensieri, i tuoi momenti e le tue emozioni più intense. Ciò che è capace di farti decifrare quello che provi fino a comprenderlo meglio, oppure trovare più facilmente qual è la giusta soluzione ad un problema.

Scrivere è un po’ come vivere, ma senza muoversi. La scrittura ci dà la possibilità di delineare un mondo che forse non c’è, non esiste… ma che possiamo vivere grazie all’immaginazione, grazie alla nostra capacità di astrarci dalla realtà e trasportarci in un mondo costruito a posta per noi. La scrittura rende possibile ogni forma di realtà con a disposizione solo creatività e due semplici strumenti: una penna e un foglio di carta.

Scrivere allenta il peso di sentirsi un punto interrogativo per gli altri, ci consente di esternare una parte, seppure minima, di ciò che ci ferisce e renderlo più leggero o liberarcene.

Si scrive senza pensarci realmente, anche quando si è annoiati, perché forse è una delle migliori vie per esprimerci, come la musica ad esempio.

Si scrive per cercare di dare un senso a quanto proviamo o viviamo. Per non dimenticarlo. Si scrive per comunicare con chi non c’è, intrattenendo rapporti narrativi laddove non si possono intrattenere rapporti dal vivo.

La scrittura è una forma di vita alternativa, un modo di vivere.

Alexandra Romano

I pregiudizi, uno dei nostri filtri, talvolta illusorio, per guadare la realtà

I pregiudizi. Sono i pregiudizi che uccidono i rapporti e precludono le occasioni. Oggi soprattutto è così frequente avere un’idea preconcetta di un qualcosa, sia esso un lavoro o una persona, tanto da stabilire se ciò sia buono o meno. Ma perché non impariamo ad astrarci, qualche volta ad ascoltare senza partire da conclusioni premature? È mai possibile che appena vediamo qualcuno nell’immediato gli piazziamo una didascalia accanto? È mai possibile farsi l’idea di come sia fatta una persona senza neanche parlarle o guardarla in faccia?

Forse, dovremmo imparare più a fare esperienza che non a parlare. Imparare a vivere e non a giudicare.

I pregiudizi fanno sì che la nostra vita sia già preconfezionata, senza alcuna possibilità di sperimentazione o tuttalpiù minima. Ma la vita non è questo perché ci offre sempre l’occasione di conoscerla, di capire che è una delle cose più imprevedibili e sorprendenti… possiamo prevedere, ma non dare per certo quello che accadrà nel giro di un’ora o un anno. Possiamo prevedere il tempo atmosferico, ipotizzare che domani un acquazzone porterà con sé anche raffiche di vento mai viste, e possiamo anche dire che tra qualche secolo la nostra specie si estinguerà, ma appartiene tutto al campo delle incertezze. E così siamo anche noi, le persone lo sono: cambiamo in continuazione, per vivere al meglio, per divertirci…

I pregiudizi inibiscono tutto questo. Sono come un freno che rallenta la nostra evoluzione, impedendoci di modificarci per meglio adattarci alle situazioni. Ma soprattutto vanno a danneggiare alcune delle cose più importanti nella nostra vita: le relazioni. Un’idea preconcetta impedisce ad una persona di presentarsi ai nostri occhi in quanto tale, se non per come vogliamo vederlo noi.

I pregiudizi sono un po’ come una maschera, una patina che pian piano inizia ad offuscare la nostra vita.

Alexandra Romano