Cara Rondine,

Sono ormai passati due giorni dal mio ritorno da Caselle; l’aria fresca dalla collina contornante il borgo; la piccola bottega creativa di Jepis, un ragazzo in gamba che è riuscito ad affermarsi pur restando nel Cilento, ed è forse l’angolo in cui ho lasciato un pezzo in più del mio cuore.

Sai, ogni notte si dormiva poco, davvero poco per le mie abitudini, o meglio, quelle che cerco di mantenere. Quando io e te parlavamo la sera, al telefono, i minuti tendevano a trasformarsi in ore tanto impercettibilmente che in un baleno sforavamo l’orario. E le ore le ho sforate alla grande lì a Caselle. Ti dirò, in quegli occhi semichiusi ci ho rivisto la stanchezza del ritorno dai concerti, che tu tendevi a negare, spacciando uno sbadiglio per una smorfia, o ancora quando non smettevi di guardarmi dritto negli occhi, e le tue pupille dilatate mi davano l’idea dell’immenso.

Sto crepando di sonno e di ansia, il ritorno non mi è stato d’aiuto, mi riporta agli ultimi giorni vissuti in attesa di una speranza che sbocciasse, ma poi… appassita, perché hai finalmente spiccato il volo verso la pace eterna. Sai, provo un po’ di invidia a immaginarti lì, per la prima volta in vacanza in un posto più lontano della luna, magico, indefinibile, e che nessuno di noi può ancora vedere. Spero ci siano un sacco di cassate e sfogliatelle, altrimenti, non si potrà definire paradiso, specie per te.

Sai,

venerdì sarà un giorno importante per me e vorrei tanto che ci fossi. Mi manca il tuo brava piccolina!, o semplicemente dirti con gioia ed entusiasmo devo raccontarti una bella notizia. Sai, quella ferita non smette mai di sanguinare anche quando, per sbaglio, parlo di te e le lacrime non mi sfiorano il viso. Ci pensa il cuore a piangere, e ti assicuro, è il più gran dolore che abbia mai provato in vita mia. Un po’ come la sensazione di In ritorno da Caselle in Pittariquando ti schizza l’olio bollente sulla pelle, o di quando stai affettando il pane e per sbaglio affetti anche parte della tua carne, o ancora… ancora un corno! Il dolore che si prova quando qualcuno, per una ragione o per un’altra, è dovuto partire con un biglietto di sola andata, non è descrivibile. Secondo me, neanche il più grande poeta o artista al mondo potrà mai riuscirci. E’ un’emozione tanto forte da penetrarti fin dentro l’anima, imprimertela, facendole assumere una forma diversa. Però, ogni tanto, ci pensa Violacqua a distrarmi. L’altro giorno si è persa per le scale e nel recuperarla, ha usato il mio stomaco come trampolino di lancio verso la porta di casa. Quella bastarda mi ha fatto uscire pure il sangue! Ma le voglio bene lo stesso.

A parte gli scherzi, a parte le parole e le mezze realtà, una notte di queste, vieni a trovarmi. Ci facciamo una lunga chiacchierata e poi ritorni nel tuo nuovo continente. Voglio raccontarti un sacco di cose, di novità, e sapere anche cosa ne pensi. Ho bisogno di confrontarmi con te sulle scelte della mia vita. Fremo dalla voglia di raccontarti le piccole soddisfazioni che di volta in volta raggiungo, mai paragonabili ad un tuo ritorno senza più lasciarci.

Alexandra Romano