Qualche minuto dopo eravamo all’interno del parco Pacific Street.
«C’è una panchina laggiù», indicò con l’indice. Qualche istante dopo ci sedemmo, poi mi prese le mani e le appoggiò sulle sue ginocchia. Mi fissò per un attimo e poi cominciò a parlare.
«Voglio spiegarti tutto».
«Se prima non so cosa potrebbe succederti dopo, no».
«Te lo dirò dopo averti illustrato tutto».
«No, prima quello».
«Dopo».
«Bene, allora non mi interessa», dissi con tono distaccato.
«Non scaldarti subito, lascia che ti spieghi».
«Perché non puoi dirmi prima le conseguenze?!».
«Perché potresti cambiare idea… – esitò – E non voglio, io devo dirtelo: io voglio dirtelo. Fidati di me. Dopo ti spiegherò il resto».
Alla fine cedetti, e cominciò a spiegarmi. «Non so se mi comprenderai o meno, perché è una cosa un po’ complessa. Diciamo che sono una persona diversa dalle altre: la mia anima è diversa. Possiedo un dono. La mia anima esisteva già da prima che…», lo interruppi.
«Ho capito, dimmi solo che dono possiedi».
Non era possibile. Non poteva essere, anche lui era come me. Oddio, però l’uomo che mi aveva raccontato la verità, sosteneva che se avessi svelato la mia identità (e valeva per chiunque fosse così a quanto pare), sarei deceduta. Quindi… ora che Mark mi stava rivelando tutto rischiava la morte? Stavo vivendo un attimo di forte panico. «Possiedo il dono della velocità e della lontananza: percepisco pericoli a chilometri di distanza».
No, non poteva essere: era lui? Era l’anima unita alla mia per sempre, da un antico rito sacro? Il mio ragazzo era parte della mia anima??
«Non t’interessa nient’altro?».
«Beh… io…», non riuscivo a simulare le parole.
«Tu?».
«Io… – esitai – So già tutto».
Fece un’espressione perplessa: «Come fai a sapere già tutto? – esitò – No, aspetta. Tu… », rimase di stucco.
«Io, sono una di quelle anime».

[Il Potere dell’Indissolubilità – capitolo 15]