“Prima di metter le mani addosso
A chi ti ha solo capito male
Ascolta dentro te stesso”
(…)

Recitava così una canzone dei Pooh nel lontano 2004, il cui titolo, “Ascolta”, è anche quello dell’album. Penso che in questi tre versi ci sia tutto: poesia, umanità, realtà, tristezza, ragione, paura… certo, non bastano per descrivere tutte le atrocità che abbiamo commesso gli uni contro gli altri su questo pianeta, ma esemplificano in maniera molto chiara e non banale un sacco di cose. Maltrattamenti, omicidi… secondo me, tre sono le parole che descrivono ognuna di queste frasi: violenza, incomprensione, riflessione.
La prima parola è una di quelle che non dovrebbero esistere nel nostro lessico, che compaiono nel vocabolario per motivi spiacevoli.

E’ da un po’ che mi chiedo, forse troppo spesso, perché ci schiantiamo l’uno contro l’altra. Com’è possibile che siamo arrivati a creare delle armi per distruggere noi stessi, e soprattutto con quale forza d’animo riusciamo a puntare una pistola contro qualcuno che ha solo qualche anno di vita? Come riusciamo a lanciare, pestare, gridare contro dei cuccioli, animali o umani che siano?

Ho visto bambini essere picchiati solo perché non facevano quello che indicavano loro gli adulti; ricevere una sberla in faccia perché volevano un giocattolo in più o stare altri cinque minuti al mare. Ho ascoltato telegiornali parlare di femminicidi, donne maltrattate dai loro fidanzati o mariti per delle incomprensioni, donne che non potevano più vivere la loro vita, decidere per se stesse divorate dalla paura… Ho guardato notiziari che raccontavano di bambini uccisi addirittura dai loro genitori, amici scannarsi tra di loro… risse nate da un cocktail o un motivo, spesso stupido di fronte ad una costola rotta o il fin di vita.

Dovremmo rabbrividire in un modo ineguagliabile al pensiero che oggi, nella lista dei possibili omicidi, potrebbe esserci quello di un padre contro il proprio figlio, di un ragazzo (o di una ragazza) contro la propria fidanzata… persone che dovrebbero amarsi come non mai, che una volta dicevano di amarsi, volersi bene.
L’amore non è questo. Per quanto pieno di spine, sentieri tortuosi: il bene più puro non può condurre alla violenza. Ad una lacrima sì, ma non ad una goccia di sangue.

La violenza non serve!

Si sente ovunque di assassinii avvenuti per gelosia, invidia o per il puro gusto di farlo. Attentati che spazzano via centinaia di vite, in molti paesi d’Europa e nel mondo. Oggi diffondere violenza di ogni tipo, anche la più minima, è diventata quasi prassi, per non parlare del cyberbullismo: se ne alimenta con la velocità di un fulmine e se ne distribuisce come l’aria. Ma smettiamola!
Smettiamola di disprezzarci, di alimentare odio, di sentirci soli (anche se così solidali tra noi non lo siamo).
È un ossimoro: detestiamo la solitudine estrema, eppure, non preserviamo al meglio le relazioni. Ci chiudiamo peggio di una conchiglia, serbiamo mari di segreti, parole e gesti inespressi… basta!
Siamo arrivati a questo punto proprio perché non abbiamo sfruttato la parola, abbiamo lasciato correre… fino ad arrivare all’incomprensione, ad oltrepassare il limite.

Supervalutiamo il bene”

Non dobbiamo abituarci a tutto questo, nonostante sia sempre più frequente: la violenza non porta mai a niente, se non ad altro male. Neanche per un secondo dovremmo pensare che ormai il mondo è cambiato, procede in maniera perversa, perché siamo noi umani a farlo cambiare. Abitiamo su un pianeta che ci consente di fare tutto quello che è in nostro potere.
Bisogna parlare, la caratteristica più bella di cui ci ha dotati la natura, altrimenti a cosa ci serve? Bisogna abbracciarsi se qualcosa non va e la voglia di farlo fermenta dentro di noi. Bisogna amarsi se lo si desidera più che mai e lasciare l’orgoglio da parte, al massimo per un secondo momento.
Se proprio vogliamo vivere nell’eccesso, proviamo, almeno per una volta a vivere in un eccesso d’amore: proviamo a
supervalutare la pace e il bene.

Alexandra Romano