Capitolo 8  –  Un tramonto speciale

Quando ci separammo da quel bacio infinito, io ero distesa su di lui. Sentivo il suo respiro profumato su di me, il suo sapore era ancora nella mia bocca e non mi dispiaceva affatto. Guardavamo il cielo illuminato dalle splendenti stelle, era un dipinto bellissimo. Dopo un po’, abbassò lo sguardo.

«Cosa pensi?», gli domandai in modo scaltro.
Aprì la bocca ma la richiuse subito. Riprovò e disse: «A Steaven…», disse con tono basso ed esausto. «Steaven?».
«Sì. Questa sera tornerà a richiedermi i soldi e non ho il totale», disse disperato.
Giusto, mi aveva ricordato ciò che dovevo fare. Me ne ero dimenticata, e adesso era il momento giusto. Dovevo entrare in scena, mettere da parte la timidezza e l’imbarazzo, e farmi coraggio. «I…», mi bloccai. “Cavolo riprova!” mi dissi in mente – «Io… posso aiutarti».
«No schianto, non voglio per nessuna ragione al mondo, seppur valida, esporti al pericolo».

Aprii la borsa e presi i soldi. «Questi ti bastano?».
«No tesoro, non posso accettare soldi da te».
«Prendili e basta – esitai – l’ho fatto per te».
«Dove li hai presi?».
«Doti personali», sorrisi. Gli avvicinai il denaro facendogli cenno di prenderlo. Lo prese, contò, e me lo ridiede subito.
«Cavolo! Non posso ASSOLUTAMENTE accettare», disse impassibile.
«Ti prego… prendili», dissi teneramente con un velo di tristezza.
«Tesoro, posso farcela da solo», mi accarezzò il viso e mi guardò negli occhi. «Credimi», disse cercando di essere convincente, anche se ciò mi fece rabbrividire, e mi provocò un enorme senso di dispiacere che mi contorse lo stomaco. Dopo poco, sembrò contorcermi anche gli altri organi presenti nel corpo.

Abbassai lo sguardo, e poi mi voltai verso il mare. Per qualche minuto, il silenzio prese il sopravvento e mi sentii leggermente affliggere dalla paura delle conseguenze.
«Voglio aiutarti», dissi con voce tremolante.
Mi sfiorò i capelli e feci per girarmi da un’altra parte. Non volevo essere sadica, ma volevo in parte che capisse che accettare soldi da me non equivaleva ad approfittarsene, ma a rendermi felice per averlo aiutato. Si avvicinò al mio orecchio e mi scostò i capelli. «Non voglio farti correre pericoli», mi sussurrò mostrando parte della premura che provava.
«Ma che rischi posso correre dandoti degli stupidi soldi! Non significa approfittare di me, ma rendermi felice per averti aiutato», dissi leggermente esasperata.
Esitò. «E va bene… accetterò i tuoi soldi», mi sorrise teneramente.
«Posso darti…?», gli porsi la somma. Allungò la mano e li prese.

Mi abbracciò all’istante dopo aver depositato il denaro in una delle sue tasche.
Era uno di quei momenti da immortalare. Cominciavo a stare davvero bene con lui, e… ad innamorarmi. E speravo che fosse lo stesso per lui. Mi sentivo fiera di me per averlo aiutato. «Non approfitterò mai di te, ricordalo sempre – esitò – non saprò mai come sdebitarmi», mi diede un bacio sulla guancia.

Non ero mai stata così felice fino a quando non era entrato lui nella mia vita, non avevo mai ‘amato’ fino a quel momento.

[Sally e Mark: un tramonto destinato a cambiare per sempre qualcosa.]