Ho trovato un coriandolo nella borsa. Toccandolo, guardandolo, nella testa mi sono riaffiorate quelle sere, quei momenti di forte emozione… Ho ricordato gli ultimi versi della canzone che raccontava la fine, triste e stupenda, la sporadica e meritata fine di un colosso storico. I Pooh. Il gruppo della mia vita, la mia medicina giornaliera ed eterna.
La liscia e sottilissima carta di quel coriandolo luccicante, è come il tasto di un replay, il replay più bello della mia vita.

Ho rivisto quel momento, quel magico e commovente istante. La batteria che si carica, il suo ritmo che diviene sempre più rapido, impetuoso. I cuori che cominciano a palpitare, lo stomaco a contrarsi, le lacrime pronte a stillare… La forza nel rinunciare ad ogni emozione cupa per godersi quegli ultimi minuti di felicità, prima che ritornino a fiorire. Prima che vadano via per sempre e divengano storia.

“Fammi cantare ancora una canzone,
prima che sia domani.”
“E balliamo l’ultimo valzer
Regaliamoci il meglio di noi.”

E poi pouf!
Lo stadio, il palazzetto dello sport si adorna di coriandoli bianchi e argentati.
Sguardi di visi umettati di lacrime, occhi rossi come tramonti, che si incrociano. Si comprendono grazie ad un feeling spontaneo, speciale. Piccoli sguardi rivolti al cielo stellato, quasi come per ringraziare della fortuna di averli conosciuti, di averli ascoltati, incontrati, di aver avuto l’occasione di essere lì… o per immaginarsi soli, nella quiete più totale, distaccarsi per un attimo dal caos e pensare a quello che è successo.

Mani che si toccano, si stringono per il dolore e la gioia messe insieme. Per la nostalgia che non è finito solo un evento, ma una storia lunga cinquant’anni.
Una storia “convenzionalmente” finita, perché fino a quando un ricordo nasce, muove qualcosa dentro di noi ogni giorno, non è effettivamente ricordo e neppure storia, ma Vita. Nel passato c’è solo la parte fisica: le emozioni restano nella memoria.

Ho trovato un coriandolo nella borsa, ho trovato il sogno di una vita, vissuto e mai finito di agognare.

Alexandra Romano
(Scritto nel 13/08/2017)